venerdì, settembre 21

La SUPSI al servizio di Vitta e del governo?

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Su la Regione di venerdì 6 aprile, Samuele Vorpe presentandosi come “responsabile del Centro di competenze tributarie della SUPSI”, ha scritto l’ennesimo articolo a favore della riforma fiscale sulla quale voteremo il prossimo 29 aprile.

Si tratta di un ulteriore intervento da parte del Centro di competenze tributarie della SUPSI, attraverso il proprio responsabile che a tale titolo interviene, a sostegno della politica del governo in materia fiscale. Una politica caratterizzata da sistematiche diminuzioni e alleggerimenti fiscali, quindi politicamente chiara in una direzione.

Che l’attività di Vorpe e della SUPSI vadano in tale direzione lo conferma, ed è un esempio tra i tanti l’incontro organizzato per il prossimo 3 maggio, sempre da Vorpe e dal Centro di competenze tributario della SUPSI, dal titolo significativo: “La tassazione nella fashion valley ticinese. Diversi interrogativi concernenti la fiscalità delle società attive nella moda impongono una risposta” .

Ci si può chiedere: a quali “interrogativi” si riferisce Vorpe? A chi Vorpe e la SUPSI vogliono rispondere, con una risposta che si “impone”? Poiché sono tra coloro che hanno posto degli interrogativi (con altrettante interrogazioni parlamentari che hanno suscitato parecchio rumore) sia sulla fiscalità della cosiddetta fashion valley, sia sulla fiscalità legata agli accordi BEPS (altro tema che il Vorpe ha posto all’ordine del giorno del suo convegno summenzionato) mi chiedo se è per rispondere ai miei interrogativi che la SUPSI si dà così tanto da fare. Forse il governo ha chiesto alla SUPSI di riflettere su questi interrogativi? Non credo, anche perché, come noto, il governo ha sempre risposto, quando interrogato, che non vedeva problemi nell’imposizione fiscale di queste aziende e che tutto scorreva regolarmente, cioè non vi erano a suo parere “interrogativi” ai quali rispondere. Ma se così fosse il tempo dedicato a queste riflessioni verrebbe conteggiato nel tempo dedicato alle risposte alle mie interrogazioni? Così, tanto per sapere…

Ora il ruolo di analisi, di stimolo alla discussione, di intervento documentato e di elaborazione sulla realtà politica, sociale ed economica del nostro cantone da parte di una scuola universitaria come la SUPSI è assolutamente importante e necessario e deve godere della massima libertà accademica, di ricerca e scientifica. Anche per questa ragione non ho condiviso la recente decisione della maggioranza del Gran Consiglio di costituire una “commissione di controllo” sull’operato degli istituti universitari. La SUPSI e Vorpe fanno bene dunque a preoccuparsi dei problemi del paese.

Senonché ci pare di poter dire che Vorpe e la SUPSI utilizzano una loro “legittimità” istituzionale per sostenere in modo sistematico un certo orientamento politico. Quando ci si presenta pubblicamente come responsabile di un centro di “competenze” per la maggior parte di chi ascolta o legge quel competenze è associato alla parola “competente” nel senso di capace, informato, che sa quel che dice: ed allora è facile che chi legge o ascolta sposi il principio di autorità e sostenga il punto di vista di questo “esperto” “competente”. L’attivismo di Vorpe, il fatto che intervenga come responsabile SUPSI schierandosi, con questo titolo, nel dibattito referendario conferma questa logica istituzionalmente inaccettabile.

Altra cosa è quello che pensa e fa il cittadino, l’economista, il fiscalista Vorpe: può scrivere tutti gli articoli e rilasciare tutte le interviste che vuole a sostegno delle sue opinioni e nessuno si sognerebbe di contestargli questo diritto. Altra cosa è quando interviene (e lo sottolinea) a nome della SUPSI.

La SUPSI agisce nel quadro di un mandato di prestazioni, con finanziamenti pubblici. Dovrebbe quindi intervenire nel dibattito politico tenendo conto di un punto di vista pluralistico.

Alla luce di queste brevi considerazioni chiedo al governo:

1. Non ritiene che queste continue esternazioni di parte di Vorpe, a nome della SUPSI, siano lontane da una visione pluralistica sia dal punto di vista scientifico che politico e non conformi al mandato di prestazioni assegnato alla SUPSI?

2. Questo poderoso impegno ufficiale del Centro di competenza della SUPSI è avvenuto con l’accordo della direzione della SUPSI?

3. Quali misure vengono messe in atto all’interno della SUPSI, e in particolare dalla direzione della SUPSI, affinché il Centro di competenze tributarie offra, pur potendo godere di un’assoluta libertà scientifica e di ricerca, un punto di vista rispettoso del pluralismo politico in materia di scelte fiscali?

*Interrogazione al Consiglio di Stato del Deputato MPS Matteo Pronzini del 9 aprile 2018.