martedì, ottobre 23

L’MPS si oppone al progetto fiscale 17

0

Il Movimento per il socialismo (MPS) ha preso atto della proposta formulata dalla commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio degli Stati nell’ambito della discussione sul Progetto fiscale 17, attualmente al vaglio del Parlamento federale.

La proposta della commissione modifica in modo importante il progetto governativo, in particolare per quel che riguarda gli aspetti “sociali” che dovrebbero accompagnare la riforma fiscale e che dovrebbero porre le condizioni per una sua accettazione dopo che nel febbraio 2017 la maggioranza dei votanti aveva respinto la Riforma III delle imprese. La nuova proposta dovrebbe mettere a disposizione dell’AVS una somma corrispondente a quella che le aziende si vedrebbero sgravate con le misure di ordine fiscale.

Nel dettaglio gli sgravi fiscali (una serie di misure in buona parte riprese da quelle rifiutate nel febbraio 2017 con l’aggiunta di ulteriori sgravi) sarebbero pari a circa 2,1 miliardi di franchi (ma potrebbero anche lievitare) e verrebbero “controbilanciati” da un’uguale somma destinata all’AVS. Allo stato attuale questi 2,1 miliardi verrebbero raggiunti attraverso tre misure: l’aumento dei contributi AVS versati da lavoratori e datori di lavoro (per circa 1,2 miliardi), un aumento dell’IVA (per circa 520 milioni) e un aumento del contributo all’AVS da parte della Confederazione (circa 385 milioni).

Il nostro cantone, proprio in relazione ad un riforma fiscale che aveva la sua ragione di essere proprio nel voler “anticipare” le conseguenze dell’annunciata riforma federale, ha mostrato di essere assai scettico su proposte di sgravi fiscali e sull’idea di barattare sgravi fiscali per aziende e grandi patrimoni con presunte misure sociali. Infatti l’approvazione del pacchetto fiscale, lo scorso 29 aprile, è avvenuta per una manciata di voti favorita dal colpevole sostegno di una parte dello schieramento politico e sindacale che, a rigor di logica, avrebbe dovuto combatterlo.

Per questa ragione l’MPS, coerentemente con la campagna condotta contro il pacchetto fiscale cantonale, considera inaccettabile le “scambio” proposto a livello federale. La nostra opposizione verte su tre aspetti fondamentali:

1.Innanzitutto su una ragione politica di fondo e di principio. Non vi è nessuna ragione che giustifichi la messa in atto di misure sociali, ritenute per di più necessarie come quelle tese a dare solidità e prospettive ad un’importante assicurazione come l’AVS, solo nella forma di un baratto con concessioni fiscali miliardarie ad imprese e detentori di patrimoni che non ne hanno assolutamente bisogno, come dimostrano gli utili aziendali a livelli altissimi, così come le quotazioni borsistiche e l’evoluzione dei dividendi.

Inoltre questo scambio presentato “alla pari” rischia alla fine di essere, già dal punto di vista contabile, assai sbilanciato. Persino la commissione deve ammettere che i suoi calcoli di equilibrio prendono in considerazione gli attuali ordinamenti fiscali cantonali e che di ulteriori misure di sgravi fiscali (proposti dalla commissione stessa) non si sono prese in considerazione le conseguenze finanziarie in termini di minor gettito.

L’esperienza delle precedenti riforme dell’impresa 1 e 2 hanno dimostrato che le cifre presentate dal governo (e accolte dal Parlamento) relative alle stime della perdita di gettito fiscale sono del tutto fantasiose: in entrambi i casi le perdite di gettito fiscale (e gli sgravi corrispondenti per imprese e azionisti) si sono rivelate di gran lunga maggiori. Non vi è nessuna ragione per credere che non sarà così anche questa volta.

2. Le misure previste per “sostenere” l’AVS peseranno soprattutto sui salariati. Anche ammesso (e non concesso) che l’aumento del contributo padronale possa essere ascritto ai datori di lavoro (in realtà si tratta di un contributo frutto della ricchezza prodotta dal lavoro dei salariati), per il resto si tratta di contributi che provengono in grande misura dal contributo finanziario dei salariati: oltre all’aumento del loro contributo AVS, vi è il contributo IVA (che come noto pesa maggiormente sui salariati con redditi medio-bassi) e il contributo della Confederazione proveniente dalla fiscalità generale.

Si tratterebbe di uno sforzo importante da parte dei salariati che, in questo modo, offrirebbero una cauzione finanziaria alla decisione di concedere sgravi miliardari alle imprese.

3. Le misure a favore dell’AVS sono viste come misure “urgenti” e “provvisorie” atte a tamponare non si sa bene quale situazione di “emergenza” in vista di una riforma più profonda e di ampio respiro delle assicurazioni sociali. Sentendo questi ragionamento e quali proposte girano in materia di AVS e LPP da parte padronale e dei suoi tink tank (condivisi da ampi settori politici) ci vengono i brividi.

Una revisione e un rafforzamento serio dell’AVS (che per noi non può significare altro che un aumento cospicuo della prestazioni ) deve passare anche attraverso una redistribuzione della ricchezza. Non possiamo infatti dimenticare che le pensioni altro non sono che salario, salario differito, versato e accantonato per quando il lavoratore o la lavoratrice smetterà di lavorare.

L’aumento dei contributi AVS proposto dalla commissione (0,15% a carico del datore di lavoro e altrettanto a carico del lavoratore) apporteranno maggiori introiti per le casse dell’AVS pari a circa 1,2 miliardi. In questa direzione lo spazio di manovra è quindi amplissimo. Oggi il contributo AVS complessivo è pari all’8,4% (4,2% datore di lavoro e 4,2 lavoratore). Se, a titolo puramente esemplificativo, venisse semplicemente portato complessivamente al 10% (con un incremento dello 0,8% per il lavoratore e altrettanto per il datore di lavoro) si creerebbe uno spazio di manovra di diversi miliardi: di che tagliar corto qualsiasi discorso sulla “crisi delle finanze dell’AVS” e imboccare un serio rafforzamento delle prestazioni.

A questo si potrebbe aggiungere, in una prospettiva di redistribuzione della ricchezza prodotta e di creazione di ulteriore spazio di manovra, la possibilità di un aumento maggiore dei contributi per i datori di lavoro. Il tutto combinato con un corrispettivo sgravio dei premi della cassa pensione, carissimi e assolutamente non redditizi per i salariati.

Tutte piste che si potrebbero utilmente seguire per fare passi in avanti importanti per un miglioramento delle rendite AVS, urgente e necessario per un miglioramento di tutta la situazione previdenziale.

Alla luce di queste considerazioni l’MPS si impegnerà, con tutte le forze disponibili sia a livello nazionale che a livello cantonale, a combattere con tutti i mezzi disponibili (referendum compreso) il progetto fiscale 17.