martedì, dicembre 11

Argentina: per affrontare la crisi è necessario rompere con il FMI

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Alcuni economisti di sinistra propongono di mettere in atto una serie di azioni coordinate al fine di rompere l’accordo con il FMI e adottare un programma di emergenza che apra la strada a delle profonde trasformazioni. Nel documento che hanno reso pubblico si afferma che il FMI non è cambiato e che le fantasie circa una sua nuova sensibilità sociale sono state smentite dalle politiche di aggiustamenti strutturali messe in atto in tutto il mondo. Essi affermano di voler superare le argomentazioni pessimiste del Governo e dei principali mezzi di informazione secondo i quali “non c‘è alternativa”.

La crisi finanziaria e dei cambi che ha iniziato a svilupparsi da fine aprile, ha squarciato il velo che copriva le tensioni economiche in atto già da un paio d’anni, mettendo in luce la fragilità strutturale del capitalismo nazionale e cambiando radicalmente la situazione politica ed economica del Paese. Crediamo che sia possibile e necessario mettere in atto una serie di azioni coordinate che rompano l’accordo con il FMI e adottino un programma di emergenza che apra la strada a delle profonde trasformazioni. Cerchiamo di superare le argomentazioni pessimiste del Governo e dei principali mezzi di informazione secondo i quali “non c‘è alternativa”, postulando un insieme di misure indispensabili per affrontare la grave situazione economica ed evitare il deterioramento della situazione sociale che implicherebbe invece l’accordo con il FMI, seguendo il principio per cui le conseguenze della crisi devono ricadere su chi l’ha causata e non sul popolo. Non c’è alcuna possibilità di affrontare la drammatica prospettiva che si profila per l’Argentina, senza rifiutare categoricamente l’accordo con il FMI. Bisogna evitare la sottomissione a questo accordo, prima che esso si consolidi come regola generale per i futuri governi. Il FMI non è cambiato e le fantasie circa una sua nuova sensibilità sociale sono state smentite dalla politiche di aggiustamenti strutturali messe in atto in tutto il mondo.

Dollari

Per evitare licenziamenti di massa, la drastica riduzione dei salari e la contrazione delle attività economiche, l’alienazione della nostra sovranità e la sottomissione al sistema finanziario internazionale, riteniamo sia necessario sospendere il pagamento del debito. Tale scelta è imprescindibile per porre fine al festival speculativo sui titoli del debito pubblico e per ridurre gli altissimi tassi di interesse che soffocano le attività produttive. Ciò consentirebbe inoltre di usare in modo razionale il pochissimi dollari che entrano nel Paese e potrebbe servire anche per verificare lo stato reale del debito. Serve infatti un’audit integrale del debito a partire dalle operazioni finanziarie decise dal governo Macri. Negli ultimi mesi si è registrata una monumentale fuga del dollaro. I soldi che servono per le scuole e gli ospedali sono svaniti a causa dei mancati controlli sui movimenti di capitali. Per contenere questa emorragia proponiamo di instaurare un controllo sul cambio di valuta e di impartire delle disposizioni rigorose per garantire la supervisione dello Stato sull’ingresso e l’uscita di fondi. Senza tali misure non ci sarebbe modo di contenere realmente l’altalena dei cambi e l’economia nazionale continuerebbe navigando alla deriva. Ci pare determinante recuperare il principio di sovranità nell’uso delle riserve monetarie che invece il governo ha delegato ai funzionari del FMI. Loro garantiscono la libera fluttuazione del dollaro provocando incessanti scossoni all’economia. Insieme all’introduzione del controllo sui cambi è necessario regolare il movimento delle divise. L’obbligo di liquidare nel paese le valute di esportazione, entro un periodo massimo di 30-90 giorni, deve essere ripristinato immediatamente.

Controllo

L’esperienza suggerisce che oltre alla difesa delle risorse finanziarie è necessario stabilire anche un rigoroso controllo statale sui prestiti ed i depositi bancari. È urgente assumere questa decisione visto che il governo ha già cominciato a trasferire l’insolvenza bancaria agli istituti tramite una maggiore collocazione di buoni di dubbia esigibilità. Il controllo statale sulle banche è l’unica forma per contrastare questa tendenza e per proteggere i piccoli risparmiatori.

La stessa urgenza richiede la protezione del Fondo di Garanzia dell’Anses (NdT. l’istituto di previdenza nazionale), che rappresenta il principale bottino su cui l’FMI vuole mettere le mani. Il governo ha collocato delle obbligazioni svalutate, mentre utilizzava i dollari delle riserve per finanziare la fuga dei capitali. Il Fondo di Garanzia è il gioiello di famiglia di cui cercano appropriarsi con gli stessi metodi utilizzati da Menem. È la grossa preda che fa gola ai creditori e alle grandi lobby nazionali che non vogliono perdere le azioni che hanno presso la Anses. Così facendo cercano di seppellire qualsiasi residuo di partecipazione statale nelle loro aziende. Il FMI pretende che il costo corrente delle pensioni venga sostenuto ricorrendo al Fondo di Garanzia, ma così facendo la riserva si estinguerebbe in poco tempo e si aprirebbe la strada alla reintroduzione dei fondi pensione privati.

Conti pubblici

Si intende circoscrivere l’attuale crisi a un problema fiscale, risolverlo dal punto di vista della spesa e non dal reddito, accusando la popolazione di questo squilibrio e nascondendo che il crollo dei conti pubblici è stato rafforzato nell’ultimo biennio, fino a trasformare i problemi precedenti in una crisi fiscale. Al fine di favorire i grandi gruppi sono state eliminate le trattenute per l’agricoltura e l’estrazione mineraria. Il ritorno di queste trattenute è fondamentale. Insieme a questa reintroduzione, sarebbe opportuno ripristinare i prelievi sui beni di lusso, ampliando la scala delle risorse personali e dei profitti. Lo stesso principio dovrebbe governare il riordino del Monotributo unitamente alla revisione di tutte le esenzioni fiscali e alla reintegrazione dei contributi del datore di lavoro eliminati.

Inoltre, l’adozione di un’imposta straordinaria sui vincitori del modello e sulle grandi fortune è necessaria anche per affrontare l’attuale situazione difficile. Anche per i depositi offshore. Queste partecipazioni dovrebbero essere una delle principali fonti di raccolta aggiuntiva. Contengono i soldi generati nel paese trasformati in beni situati al di fuori dei nostri confini. Dopo l’ultima bancarotta è possibile utilizzare i file dell’AFIP per implementare questa misura.

Il partito al governo concentra la crisi sullo squilibrio fiscale per nascondere la gravità dello squilibrio esterno. Con pretesti di efficienza logori, l’ingresso indiscriminato delle importazioni ha favorito il più grande deficit commerciale della storia. L’incoraggiamento della speculazione finanziaria ha portato, inoltre, a un apprezzamento valutario che ha deteriorato le esportazioni. Ha anche vincolato l’economia alle avversità esterne. Senza la gestione del commercio, è impossibile risolvere quei problemi. Sono inoltre necessarie misure più drastiche del controllo statale delle importazioni e delle esportazioni per riabilitare l’economia.

Inflazione

Queste iniziative dovrebbero facilitare la ricomposizione del tessuto sociale, iniziando con la rimozione dell’IVA sui beni di prima necessità e la distribuzione gratuita del cibo tra i settori impoveriti. Di fronte all’incubo inflazionistico che peggiorerà nei prossimi mesi, proponiamo il controllo statale dei prezzi. L’efficacia di questo regolamento dipende dalla fermezza della sua applicazione, in particolare ricorrendo alle attuali normative che consentono di penalizzare risarcimenti e carenze. Il successo di questa azione dipende dalla partecipazione dei consumatori, in particolare delle organizzazioni sociali.

La distruzione del salario e dei redditi popolari è il cuore dell’accordo con il Fondo Monetario Internazionale e questa aggressione deve essere invertita. Pianificano anche il licenziamento di massa dei dipendenti pubblici per generalizzare la disoccupazione e indebolire la resistenza sociale. Una legge che vieta licenziamenti e sospensioni per due anni è l’unico modo per ridurre la prospettiva della disoccupazione di massa, che assumerà proporzioni maggiori con l’inizio della recessione nel settore privato. Ciò deve essere integrato dal controllo dell’effettiva osservanza della giornata lavorativa legale di 8 ore, con la la riduzione dell’orario di lavoro, l’uguaglianza di genere in relazione allo stipendio e alle condizioni di lavoro e della quota di lavoro per i/le lavoratori/trici transgender .

Tariffe ed aliquote

Gli abusi in corso includono la continuità delle tasse che asfissiano le famiglie e distruggono le piccole imprese. La sua giustificazione negli investimenti futuri è confutata dagli enormi profitti dei concessionari, che non si traducono in miglioramenti del servizio. Per coprire questa appropriazione indebita, i costi delle società rimangono in un segreto inviolabile.

Le aliquote sono tanto inaccettabili quanto la denigrazione delle sovvenzioni. È stato nascosto che questi sussidi esistono in tutti i paesi e svolgono una funzione strategica di sostenere il consumo e la produzione. Proponiamo di ridurre le tariffe a quelle di novembre scorso e di sospendere gli aumenti per la durata della crisi. Successivamente, dovrebbe essere discussa un’evoluzione secondo l’aumento di stipendio. Tale decisione comporta anche la revisione dei contratti e l’eliminazione della garanzia in valuta estera. La dollarizzazione delle tariffe porta al collasso dell’economia.

Dopo due anni di oscillazione anemica del PIL, si delinea una recessione di grandi proporzioni, che sarà aggravata dai tagli imposti dall’accordo con il FMI sulle opere pubbliche. Il drastico freno è già iniziato con la sotto-esecuzione del budget. Questo risultato drammatico non è inesorabile se viene attuato un piano di ripresa per l’economia, basato su opere pubbliche e prestiti alle PMI.

Modello

Sebbene il governo insista nel dimostrare che la crisi è un effetto casuale di tempeste esterne, eredità della precedente gestione o comportamenti della società, la responsabilità del suo modello neoliberale incentrato sulla libertà di mercato è ovvia. Questo schema ha ricreato i tipici squilibri dell’apertura commerciale, della deregolamentazione finanziaria, della precarietà del lavoro e dell’indebitamento sfrenato.

È sulla base di questa situazione che proponiamo di sviluppare un programma di attività in comune, al fine di accompagnare la resistenza sociale e politica all’accordo con il FMI, che è già espresso in più documenti, dichiarazioni e atti di protesta. Speriamo di contribuire con la nostra conoscenza alla battaglia culturale in corso per dimostrare che l’adeguamento non è inevitabile e che ci sono altre alternative per superare l’attuale crisi e preservare un futuro di speranza.

*Fonte articolo: https://www.pagina12.com.ar/137712-freno-al-fmi