lunedì, settembre 24

Consiglieri di Stato, pena e vergogna!

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Lo scorso 27 agosto, prendendo atto che malgrado la chiara e appurata situazione di illegalità, quattro dei cinque consiglieri di Stato continuano a percepire alcune indennità (in particolare quella di 300 franchi mensili per l’abbonamento telefonico), il deputato Matteo Pronzini si rivolgeva al Procuratore Generale con un breve scritto (reso pubblico) che così concludeva: “Poiché la conoscenza di questa situazione d’illegalità non ha provocato alcun ravvedimento da parte dei diretti interessati (con l’eccezione di Manuele Bertoli), le chiedo formalmente di verificare, intraprendendo gli atti procedurali che riterrà necessari, se i rilievi e le conclusioni concernenti l’elemento soggettivo contenuti in particolare nel secondo decreto d’abbandono adottato dal Suo predecessore rimangono validi a far tempo dallo scorso mese di marzo, o se deve invece essere promossa, contro i Consiglieri di Stato attualmente in carica, l’accusa per reato di abuso d’autorità o altri eventuali reati”.

Una segnalazione chiara e precisa, conseguente ad una risposta ad un’interrogazione parlamentare dello scorso mese di giugno dalla quale risultava evidente che le pratiche illegali continuavano malgrado fossero state chiaramente indicate come tali.

Un atto che qualsiasi altro parlamentare degno della carica che riveste avrebbe dovuto fare. Come noto è dovere dei deputati segnalare all’autorità inquirente qualsiasi situazione che presenti apparenza di illegalità.

Ora anche il più sprovveduto dei giuristi potrebbe dirci che la “querela” presentata da quattro consiglieri di Stato è, dal punto di vista giuridico, penosa. Non vi è nemmeno l’ombra di un estremo che possa in qualche modo configurare i reati vaneggiati dai consiglieri di Stato.

I quali si comportano come quell’automobilista che, richiamato da un agente di polizia per aver aver parcheggiato con la propria fuoriserie su un posto per disabili, se la prende querelando l’agente di polizia. Siamo a questo punto.

È tuttavia evidente la ragione di questa sortita: cercare di far pressione sul deputato dell’MPS Matteo Pronzini e sull’MPS, rei di aver denunciato il malandazzo. È ormai la linea sulla quale sono attestati tutti i maggiori partiti, a livello cantonale come a livello comunale (basti pensare alle denunce con le quali si spera di fermare la nostra azione sulla vicenda ABAD a Bellinzona).

Un tentativo, miserabile, di mettere un bavaglio ad una opposizione che fa il lavoro dell’opposizione e che non si prostra davanti ai diktat del governo. E non solo su questioni di carattere politico, ma anche su questioni che hanno una rilevanza etica fondamentale e attengono al rispetto delle leggi che, per primi, i membri del governo dovrebbero praticare.

Non sorprende che questo attacco del governo arrivi proprio in concomitanza con la diffusione di una perizia giuridica, voluta dalla commissione della gestione e redatta dal giurista del consiglio di Stato, che conferma come la richiesta inoltrata da Matteo Pronzini, tesa alla restituzione da parte dei consiglieri ed ex-consiglieri di Stato di quanto indebitamente percepito in materia di rimborso spese, sia legittima. In altre parole: forse saremo costretti a pagare quanto indebitamente ricevuto e allora denunciamo chi ci ha denunciato questo fatto. I querelanti dimostrano di avere lo spesso istituzionale della carta velina!

E non ci si venga a dire che ci sono altre questioni importanti per il Cantone: proprio su quelle (dalla lotta contro il dumping salariale alla difesa dell’Officina, dalla difesa degli ospedali pubblici fino alla
denuncia del malessere nelle case per anziani e in alcuni servizi sociali) l’MPS (e il suo deputato) sono stati protagonisti di campagne che hanno lasciato il segno.

Ci chiediamo: il rispetto della legalità, soprattutto da parte della massima autorità preposta a vigilare sul suo rispetto, non è forse una questione importante? Strano modo di riflettere da parte dei paladini della democrazia liberale.

L’MPS e il suo deputato affrontano con decisione e serenità questa situazione, sicuri che le denunce di illegalità riscontrate e dei comportamenti miserabili dei governanti e di chi li sostiene siano in sintonia con le aspirazioni di buona parte della popolazione ticinese. Che il proprio abbonamento telefonico se lo devono pagare per intero e fino all’ultimo centesimo.

Bellinzona, 12 settembre 2018