lunedì, dicembre 10

Pensionopoli, atto secondo

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Qualche giorno fa abbiamo presentato una perizia giuridica, da noi richiesta, che dimostra in modo inoppugnabile come da anni i consiglieri di Stato che vanno in pensione ricevono, oltre alla loro normale pensione (dopo 15 anni di servizio pari al 60% di circa 245’000 franchi, cioè circa 147’000 franchi), anche una cosiddetta rendita transitoria AVS (chiamata anche rendita ponte) pari a 22’560 fr. l’anno.

Secondo l’MPS questa seconda prestazione non ha alcuna base legale e quindi viene versata, da anni, in modo illegale. Per questo abbiamo richiesto, attraverso un atto parlamentare di Matteo Pronzini, la restituzione di questo importo versato indebitamente.

Ora, la questione pensioni del Consiglio di Stato si arricchisce di un nuovo capitolo, presentato questa mattina in conferenza stampa: riguarda il riscatto degli anni di servizio, sempre da parte del governo.

La questione è abbastanza semplice e chiunque è membro di una cassa pensione (quindi la stragrande maggioranza della popolazione) può capirlo pensando alla propria situazione.

Può infatti capitare che, poiché si entra tardi in una cassa pensione o perché si è cominciata tardi un’attività salariata o per altre ragioni, di poter contare, in prospettiva, su una rendita di cassa pensione non elevata proprio a causa dei pochi anni di contribuzione. È allora possibile, come si dice in gergo tecnico, riscattare degli anni di servizio versando i relativi contributi. Contributi che vengono calcolati sulla base di modelli matematici (i famosi calcoli attuariali) che tengono conto di diversi aspetti: l’età del lavoratore, il suo salario, la speranza di vita (diversa tra uomo e donna), etc.

In questo modo viene calcolato quanto si dovrà pagare per ogni anno che si vorrà riscattare, avendo così diritto ad una rendita pensionistica più elevata.

Il Consiglio di Stato, da qualche anno, applica la stessa prassi. In realtà non siamo sicuri che permettere ai consiglieri di Stato di riscattare anni di servizio sia legalmente corretto: non vi è infatti nulla nelle disposizioni di legge che lo consenta; ma è una pratica che si è affermata da qualche anno. Di fronte alla prospettiva di restare in carica tre legislature (12 anni), un consigliere di Stato decide di riscattare altri tre anni per arrivare al massimo (indicato qui sopra e ottenuto con 15 anni di servizio).

Ammesso e non concesso che questa prassi sia legale, appare tuttavia problematico il modo in cui l’importo per il riscatto di questi anni è stato calcolato.

Da quanto abbiamo potuto appurare in media è stato chiesto ai Consiglieri di Stato, una somma di 50’000 franchi per ogni anno riscattato.

Una somma da “discount” poiché, sulla base di calcoli attuariali che l’MPS ha chiesto ad uno specialista, un anno di riscatto dovrebbe variare tra i 240’000 franchi e i 310’000 franchi(Tabelle con calcoli riscatti CdS)

Moltiplicati per gli anni riscattati e sulla base dello sconto fatto abbiamo calcolato che la perdita per il Cantone si aggira sui 3 milioni (abbiamo notizia di 4 consiglieri di Stato che hanno proceduto al riscatto di anni, ma potrebbero essere anche di più).

Questa nuova vicenda non solo getta discredito sul governo (il quale decide autonomamente queste cose: rimborsi, rendite, riscatti, etc.), ma suscita anche riflessioni politiche più generali.

Pensiamo infatti all’offensiva sistematica che sulle pensioni viene condotta, nel settore pubblico e in quello privato, da diversi anni, imponendo tagli alle prestazioni, cambiamenti dolorosi di sistemi pensionistici, aumenti dei contributi. E sono i governi cantonali a proporre tali modifiche; quando le stesse vengono proposte a livello federale, ecco i governi cantonali sostenere questi peggioramenti con grande convinzione.

Ed ora si scopre che questi stessi governi, come quello ticinese, decidono al loro interno benefici, rendite pensionistiche e trattamenti privilegiati. Decisamente, non ci siamo!