martedì, dicembre 11

Brasile: una schiacciante avanzata della destra

0

Di fronte all’ampiezza di questo risultato, a poco servono aggettivi come fascista per render conto della straripante votazione che non ci coglie completamente impreparati, ma che non basta comunque per capire lo stato d’animo che ha portato, in meno di cinque anni, i brasiliani ad una svolta notevole, dal sostegno alla sinistra a quello all’ultradestra.

Maschietto, istruito e ricco

Una prima lettura permette di constatare che se Bolsonaro dispone di solidi appoggi in tutti gli strati sociali, é fra i maschi bianchi e giovani delle classi medie con un buon livello di formazione che ottiene i più forti sostegni, a differenza di altri candidati di destra, quali per esempio Donald Trump. Un sondaggio sulle intenzioni di voto fra la base sociale di Bolsonaro mette in evidenza il fatto che la maggior parte dei voti li ottiene fra coloro che hanno meno di 34 anni, fra gli evangelici e pentecostali e, soprattutto, tra chi ha una formazione superiore e universitaria.

Per questi strati di popolazione, il principale problema del Brasile é rappresentato dalla corruzione, seguita dalla violenza; i problemi legati alla salute pubblica o all’educazione invece son ben lungi da attirare la loro attenzione. Però ciò che più separa i suoi elettori dalla maggioranza dei candidati é rappresentato dal sostegno alla reintroduzione della pena di morte e al diritto di portare armi, due punti centrali del programma politico di Bolsonaro.

Una questione … settentrionale

Una seconda frattura appare in termini geografici. Gli stati del Sud, quelli più popolosi e bianchi, con un livello di vita superiore han votato in massa per Bolsonaro. Nello stato di San Paulo il più ricco e popolato, ha ottenuto il 53% dei voti contro i 16% andati a Haddad. A Santa Caterina ottiene il 65%, 56% nello stato del Paranà e nel Rio Grande do Sul il 52%, tutto ciò in regioni che diedero vita, quattro decenni or sono, al PT, alla Central unica de los trabalhadors, la CUT, ed al MST, il movimento dei senza terra.

E’ l’esatto contrario di quanto si può constatare nel Nord. Nello stato di Bahia, il candidato del PT ha raccolto 60% dei voti, nel Piauì 63% e 60% nello stato di Maranhao. Questa regione fu d’altronde molto ostile al PT fino al momento in cui, arrivato al governo, Lula mise in pratica il programma “Bolsa familia”, programma che implica sostegni finanziari alle famiglie più bisognose.

Il tracollo del PSDB

In terzo luogo poi c’é la svolta operata dalle élites economiche e sociali. Dall’inizio del periodo neoliberista durante gli anni 90, la formazione politica scelta dalla destra fu il partito della socialdemocrazia (PSDB) dell’ex-presidente Fernando Henrique Cardoso che governò durante due mandati prima di dover cedere davanti a Lula, nel 2003. Durante gli ultimi tre decenni fu proprio l’opposizione fra PSDB e PT, i due principali partiti, a definire la geografia politica del paese.

Questa volta però, il candidato del PSDB, Gerardo Alckim, ottiene un risultato quasi marginale: 4,7%. Ciò suppone un fenomenale cambiamento con l’emigrazione in massa della base del partito verso Bolsonaro. E’ probabile che il naufragio del PSDB sia da annoverare fra i principali aspetti della vittoria dell’ex-capitano. In ogni caso, le elites che l’hanno appoggiato sin dall’inizio hanno smesso di credere nella conciliazione fra classi sociali e, anche, nella democrazia.

Marchio di qualità: “antisistema”

Quarta considerazione: le principali forze in parlamento rappresentano l’agro-alimentare, il settore minerario, la lobby delle armi – favorevole all’autodifesa armata contro i delinquenti -, e l’industria della fede, cioè le chiese evangeliche e pentecostali. Questi settori, che si erano già rafforzati nelle elezioni del 2014, ebbero un ruolo decisivo nella destituzione di Dilma Roussef nel 2016.

In quinto luogo, c’é da notare che Bolsonaro é riuscito nell’intento di presentarsi con la maschera del candidato anti-sistema lasciando alla sinistra l’immagine della politica tradizionale. Durante tutta la campagna non ha smesso di criticare i grandi media quali O Globo e s’é visto obbligato a far campagna tramite le reti sociali visto che disponeva di pochissimo tempo alla televisione. E’ una situazione che, aggiunta allo stile e al contenuto delle sue dichiarazioni, gli ha dato un profile con una immagine di candidato antisistema che gli ha permesso di captare le insoddisfazioni profonde che lacerano la società brasiliana.

Simmetricamente, Haddad e lo stesso Lula fanno parte della classe politica tradizionale e screditata che la popolazione identifica con la corruzione e l’inefficienza. Questo é grave perchè, arrivato al governo con la speranza di poter cambiare la società, il PT s’é adattato molto in fretta al sistema, lasciando libero corso ai suoi peggior vizi senza fare mai un’autocritica seria. Gli intellettuali del PT si son sempre e solo limitati a negare la corruzione e ad attribuire tutti i torti alla destra ed ai giudici capricciosi che si erano arrabbiati con Lula.

Crisi e violenza

Gli aspetti più importanti che hanno pesato su questa elezione sono evidenti. Si tratta della crisi economica dirompente dal 2013 e dalla quale nessun paese s’é ancora rimesso con livelli altissimi di indebitamento delle famiglie e con un’incalzante precarizzazione del lavoro. C’é poi un crescente clima di violenza, in gran parte dovuto al narcotraffico, che ha legittimato lo spiegamento dell’esercito per mantenere l’ordine pubblico. Una parte della popolazione percepisce la presenza di uomini in uniforme come salutare e si pronuncia quindi per un ulteriore militarizzazione delle grandi città.

In questo clima di disperazione e di disintegrazione della società, il discorso opportunista di Bolsonaro ha attecchito a fondo. E l’estrema destra é arrivata per restare. Senza l’ombra di dubbio, chi ha votato Bolsonaro sapeva cosa faceva, non é stato ingannato ed ha votato per il macho alfa quello che pensa che i “Neri sono esseri inferiori” e che é stato capace di dire ad una deputata “non ti stuprerei mai, brutta come sei…”

Desiderio di dittatura?

Lilia Schwarcz, una delle intellettuali più rispettate in Brasile, sostiene che per una parte della popolazione, ”esiste il desiderio di dittatura considerata come un’utopia capace di migliorare sicurezza, economia e stabilità”. E, in effetti, il regime militare (1964-1985) continua ad essere ricordato da buona parte della popolazione come un periodo di benessere, di crescita e di un necessario pugno di ferro.

Tutto indica che, senza maggioranza parlamentare, se dovesse vincere il 28 ottobre, Bolsonaro non sarà in grado di soddisfare la maggior parte delle promesse elettorali; il suo governo sarà non solo molto instabile, incontrerà fortissime opposizioni, sia nelle piazze che in alcune istituzioni.

Tratto da: www.mundo.sputniknews.com