mercoledì, luglio 24

Il caso: l’opuscolo scolastico della città di Bellinzona colpevolizza i genitori che lavorano

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Recentemente in una nostra interpellanza abbiamo attirato l’attenzione del Municipio di Bellinzona su alcune frasi dell’opuscolo distribuito ai genitori della scuola dell’infanzia e elementare sotto il capitolo “Refezione”.

Ecco il testo incriminato:

“come principio fondamentale va rilevata l’importanza che ogni bambino possa di regola rientrare a casa a pranzo così da ritrovare i propri affetti. Il servizio della mensa si prefigge di offrire un contributo ai genitori che, per importanti motivi, non hanno la possibilità di accogliere i propri figli”.

Queste affermazioni sono decisamente lontane dalla realtà vissuta da molte famiglie della città, perlomeno ora, nel 2018.

In molte famiglie belllinzonesi, infatti, entrambi i genitori lavorano e hanno quindi sempre più spesso l’esigenza di poter usufruire di servizi mensa o altri sostegni (famiglie diurne, nonni, etc.) per poter conciliare lavoro e famiglia.

Il testo risulta dunque colpevolizzante: se non sei a casa durante la pausa pranzo a tuo figlio mancherà affetto.

La risposta del Municipio: le famiglie “normali” sono presenti a casa durante la pausa pranzo

In risposta alla nostra interrogazione sull’adeguatezza di tali affermazioni il Municipio non solo non si accorge dell’anacronistica lettura della società bellinzonese ma rincara la dose sostenendo che:

• la famiglia è per definizione l’ambito dove il bambino trova affetto e riconoscimento

si deduce che, per il Municipio, le famiglie dove entrambi i genitori lavorano o le famiglie monoparentali non sono famiglie in grado di fornire ai figli l’affetto e il riconoscimento necessario

• le mense sono rivolte solo a coloro che, per importanti motivi, non possono essere presenti sull’ora di pranzo

si deduce che, per il Municipio, dover lavorare entrambi o essere divorziati/separati/vedovi è una situazione d’emergenza, lontana dalla norma

• si vuole evitare che la mensa diventi “una soluzione di comodo per quelle famiglie che organizzandosi diversamente potrebbero accogliere il bambino a pranzo”

si deduce che, per il Municipio, i bellinzonesi sono in malafede e approffittatori

A chi tocca organizzare servizi utili a tutti?

La risposta municipale nasconde – e nemmeno troppo bene – una logica oramai cara a tutte le forze politiche del nostro paese. Cittadina, cittadino hai bisogno di servizi? Arrangiati!

Secondo questa lettura sono i cittadini e le cittadine a dover occuparsi, da soli, delle necessità comuni della società moderna (come appunto delle mense e dei doposcuola). Ne avete bisogno? Organizzatevi.

Come se questo, nell’attuale mondo del lavoro fosse semplice e possibile.

Secondo questa visione lo Stato interviene solo se i bisogni sono realmente importanti.

E chi decide quando questi bisogni sono importanti? Non è dato sapere.

Il caso delle mense non è, purtroppo, il primo.

A genitori che hanno chiesto al Municipio misure dei sicurezza per permettere ai bambini di andare a scuola è stato risposto che i genitori stessi dovevano organizzare dei pedibus tra loro.

Un altro modo per scaricare sulle famiglie la garanzia di un servizio che dovrebbe essere pubblico.

Le mense di Bellinzona, le donne lavoratrici, le casalinghe, il sessismo

Nel caso delle mense, poi, c’è di più.

Non si può negare che le affermazioni municipali tendono a colpevolizzare quelle donne che lavorano e che quindi non possono stare a casa a “dare affetto” ai loro figli (come il Municipio consiglia).

Nella sua risposta il Municipio si premura di sottolineare che ci sarebbe anche chi approfitta dei servizi (a 25 franchi a pasto) per non occuparsi dei figli.

Come dire le donne che lavorano negano l’affetto ai figli, le casalinghe non fanno nulla e cercano in ogni modo di scaricare i figli ad altri -magari proprio alla mensa- per divertirsi.

Allarme 1 – Il Municipio non conosce la realtà dei cittadini (e soprattutto delle cittadine)!

Potremmo anche riderci sopra se non fosse che la realtà nella quale vivono oggi molte famiglie è tutt’altro che divertente.

In Ticino c’è un mercato del lavoro sempre più esigente e sempre più difficile nel quale chiedere orari spezzati e adatti a conciliare lavoro e famiglia è praticamente impossibile.

Le donne, in particolare, sono assunte con contratti precari e sono sottopagate.

Oltre al lavoro fuori casa devono poi sobbarcarsi la maggior parte del lavoro domestico e di cura che ancora oggi è prevalentemente appannaggio delle donne.

In tutto ciò dovrebbero anche riuscire ad andare a casa e a preparare il pranzo ai figli…

Forse il Municipio crede allo stereotipo della donna che riesce a fare 4 o 5 cose contemporaneamente, forse pensa che le donne dovrebbero stare a casa… in ogni modo il Municipio è lontano dalla realtà; lontano in modo preoccupante.

Orfani, famiglie monoparentali, donne lavoratrici e altre forme famigliari sembrano essere aliene alla realtà de municipali.

Inoltre, è bene ricordarlo, non per tutti i bambini la famiglia “tradizionale” è un luogo di protezione e di affetto!

È tristemente noto che spesso è proprio all’interno della famiglia che i bambini subiscono violenze e maltrattamenti.

Definire la famiglia “tradizionale” come unico luogo di protezione e affetto sottintende un’ideologia della famiglia che ha radici lontane e tristemente note, ma anche di questo il Municipio sembra proprio non tenere conto.

Allarme 2 – non c’è più comunità né società!

A tutto ciò si aggiunge un altro elemento, molto grave dal punto di vista pedagogico: ci sembra infatti che un’affermazione del genere tenda a sottovalutare il ruolo, educativo e di socializzazione, che hanno i servizi sociali scolastici e parascolastici.

Un servizio mensa può essere un luogo dove i bambini trovano ascolto, cura e attenzione ai loro bisogni, dove si confrontano con altri bambini e dove, magari, imparano anche a mangiare cose nuove.

Diventa infatti difficile capire perché alla scuola dell’infanzia la refezione è obbligatoria, mentre i bambini delle elementari devono rientrare a casa per “ritrovare i propri affetti”.

Conclusione: Municipio esci in strada a vedere!

Forse un piccolo bagno di realtà permetterebbe di evitare discorsi totalmente slegati dal contesto socio-economico e culturale nel quel ci muoviamo.

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