sabato, novembre 17

NO alla RFFA, NO al dumping fiscale!

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Dal punto di vista fiscale, la RFFA è la sorella gemella di RII III, riforma che abbiamo respinto con un voto popolare meno di due anni fa. Per la maggior parte, sostituisce lo status fiscale speciale di cui godono molte società transnazionali – un regime non più tollerato a livello internazionale – con nuove nicchie che consentono di esentare una parte considerevole degli utili dall’imposta. La RFFA prevede inoltre di ridistribuire più denaro ai cantoni per finanziare massicce riduzioni dell’aliquota dell’imposta sugli utili. Nemmeno Donald Trump oserebbe sognare tassi di imposizione come quelli annunciati un po’ dappertutto in Svizzera! Quanto ad alcuni “miglioramenti” menzionati dai sostenitori di sinistra della RFFA, essi vanno fortemente relativizzati. È il caso, ad esempio, dell’aumento del tasso di imposizione dei dividendi. Questi ultimi continueranno ad essere in gran parte defiscalizzati, a differenza dei redditi dei salariati, tassati fino all’ultimo centesimo.

In breve, la RFFA mira a fare in modo che la Svizzera rimanga uno dei principali paradisi fiscali del mondo, un santuario per i possidenti di ogni tipo.

Nuovi tagli ai servizi pubblici

Saranno soprattutto le imprese con profitti molto elevati a beneficiare della RFFA. I loro principali azionisti si ripartiranno il malloppo. Solo nei due cantoni lemanici – Vaud e Ginevra – le proiezioni ufficiali indicano che l’importo di questi regali fiscali supplementari ammonteranno a circa 1 miliardo di franchi all’anno! La RFFA permetterà quindi a una piccola minoranza di possidenti di accaparrare una quota crescente della ricchezza prodotta dai salariati, contribuendo in questo modo all’aumento delle disuguaglianze sociali.

Ma, naturalmente, non si tratta di un regalo del tutto gratuito. Questa politica di defiscalizzazione comporterà tagli massicci dei servizi pubblici a scapito della qualità delle cure negli ospedali, dell’assistenza agli anziani (Case per anziani, cure a domicilio, etc.), della rete di trasporti pubblici, delle borse di studio, etc. Affermare questo non è propaganda, ma è proprio quanto sta accadendo nei cantoni che hanno già abbassato le aliquote dell’imposta sulle società. Così, a Neuchâtel, il Consiglio di Stato vuole chiudere la Haute Ecole de Musique e raddoppiare le tasse scolastiche per gli studenti delle scuole professionali a tempo pieno (da 1’000 a 2’000 franchi all’anno!). A Lucerna, altro pioniere in questo campo, il Consiglio di Stato ha deciso di chiudere le scuole per una settimana supplementare e di chiedere a migliaia di famiglie di rimborsare i sussidi ricevuti per i premi della cassa malati.

Va da sé che anche i salariati che lavorano nei servizi pubblici e nel settore para-pubblico subiranno le conseguenze di questa politica: riduzione di posti di lavoro, riduzione delle prestazioni pensionistiche, congelamento dei salari, etc.

Le donne pagheranno a caro prezzo questa riforma

Le donne pagheranno un caro prezzo alla RFFA. I nuovi regali fiscali ai grandi azionisti rallenteranno, se addirittura non lo impediranno, lo sviluppo di strutture di accoglienza per l’infanzia (asili nido, etc.).

Conseguenza di tutto questo sarà la continuazione delle difficoltà a conciliare lavoro e compiti educativi, e la conseguente necessità, in futuro come in passato, per centinaia di migliaia di donne di dover e poter lavorare solo a tempo parziale, con uno stipendio ridotto e, di conseguenza, pensioni AVS e del 2° pilastro più basse. Analogamente, i tagli ai servizi pubblici, come ai programmi di sostegno agli studenti o le cure a domicilio, costringeranno le donne ad assumere più compiti in questi settori a titolo gratuito.

Infine, le imprese transnazionali continueranno a trasferire in Svizzera una parte considerevole dei loro profitti. La Svizzera sarà quindi sempre una delle locomotive del saccheggio della sostanza fiscale dei paesi poveri, privandoli di risorse essenziali per il loro sviluppo, condannando alla povertà decine di milioni di esseri umani.

Uno scambio a perdere

La RFFA contiene certo un punto positivo: il finanziamento aggiuntivo di 2 miliardi di franchi per l’AVS. Tuttavia, non si tratta di una “compensazione sociale”: i pensionati attuali e futuri non riceveranno un franco in più! Eppure ne avrebbe bisogno! Nel paese più ricco del mondo, centinaia di migliaia di pensionati devono accontentarsi di una piccola pensione AVS dopo una vita di duro lavoro, costretti a contare ogni centesimo. E centinaia di migliaia di futuri pensionati rischiano la stessa fine: le rendite del 2° pilastro sono in forte calo ovunque.

Per quanto riguarda l'”argomento” secondo il quale il finanziamento supplementare per l’AVS ci metterebbe al riparo da qualsiasi aumento dell’età pensionabile delle donne, tanto vale credere a Babbo Natale! A breve termine, la priorità per il padronato è di realizzare questa riforma fiscale (leggi: contro-riforma) a beneficio dei grandi azionisti; essi torneranno poi alla carica con l’aumento dell’età pensionabile delle donne. D’altronde lo affermano apertamente, senza ambiguità, come testimoniano decine e decina di dichiarazioni. Il progetto del Consiglio federale in materia (AVS 21), presentato il 28 giugno scorso, vale a dire dopo la conclusione del “compromesso” che ha dato origine alla RFFA, propone esplicitamente questa misura. Per riassumere, con la RFFA, i grandi azionisti beneficeranno di miliardi di franchi di regali fiscali aggiuntivi, mentre i dipendenti e i pensionati dovranno accontentarsi di una bella promessa che, come tutti sanno, impegna solo coloro che ci credono. Uno scambio a perdere!

La RFFA serve gli interessi di una piccola minoranza di possidenti, a scapito della stragrande maggioranza della popolazione.

*segretario del sindacato VPOD