lunedì, dicembre 10

Andalusia: emerge un partito apertamente razzista, xenofobo e fascista

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Le elezioni per il Parlamento dell’Andalusia, che avevano assunto il valore di un test nazionale, si sono concluse con una pesante sconfitta di tutta la sinistra, sia nella sua componente “riformatrice” del PSOE, sia in quella anticapitalista di Adelante Andalucía (coalizione fra Podemos, Izquierda Unida e due piccole formazioni della sinistra nazionalista andalusa), e con un parallelo, equivalente, rafforzamento della destra, sia pure divisa in tre principali tronconi. Ciò che è più preoccupante, emerge a destra una forza apertamente fascisteggiante, Vox, che passa da meno dell’uno per cento a oltre il 10 % nel giro di uno-due anni.

Nel momento in cui scriviamo non sono ancora disponibili i dati definitivi, ma quelli provvisori non dovrebbero subire variazioni di rilievo. Secondo questi dati, nel nuovo Parlamento andaluso non c’è alcuna possibilità di una maggioranza di sinistra, mentre c’è quella, anche se problematica, come vedremo, di una maggioranza di destra. Dei 109 seggi del Parlamento, infatti, 33 vanno al PSOE e 17 ad Adelante Andalucía, in tutto 50, mentre 26 vanno al Partido Popular, 21 a Ciudadanos e ben 12 a Vox: in tutto 59, quattro in più della maggioranza assoluta. Questo fatto rappresenta una svolta storica, l’aggettivo non è esagerato, sia per l’Andalusia, governata ininterrottamente dal PSOE dal 1982, sia per molti aspetti per l’intera Spagna, perché è la prima volta dalla Transizione dal franchismo a oggi che un partito che si colloca e si dichiara apertamente all’estrema destra fa il suo ingresso, e con una notevole forza, in un parlamento regionale. Il solo paragone possibile è con l’unico deputato conquistato da Fuerza Nueva nel parlamento nazionale, ma nel lontano 1979…

Il disastro in cifre

Il confronto “tecnicamente” più corretto va fatto ovviamente con le analoghe elezioni regionali del 2015, anche se per comprendere meglio le variazioni avvenute si dovrà tener conto anche delle più recenti elezioni nazionali del 2016.

Rispetto alle regionali del 2015, e arrotondando le cifre, il Partido Socialista Obrero Español (PSOE) perde oltre 400.000 voti, il 7,5 % e 14 seggi, mentre Adelante Andalucía ne perde 280.000, il 5,6 % e 3 seggi [1]. In totale, la sinistra nelle sue due componenti principali arretra di circa 680.000 voti, del 13 % e di 17 seggi. Trascurando le liste minori, nessuna delle quali arriva all’uno per cento, a eccezione degli “animalisti” del PACMA, che ottengono quasi il 2 %, le forze di destra registrano questi risultati: Partido Popular (PP), meno 320.000 voti, meno 6 % e meno 7 seggi; Ciudadanos più 370.000 voti, più 9 % e più 12 seggi; Vox, più 380.000 voti, più 10,5 % (partiva da uno 0,5 %…) e 12 seggi (non ne aveva alcuno). In totale Ciudadanos e Vox non solo assorbono tutte le perdite del PP, ma spostano a destra altri 430.000 voti, oltre il 13 % e i 17 seggi persi dalla sinistra. Già da questi sommari dati si vede come vi sia un netto spostamento a destra dell’elettorato andaluso, in parte non trascurabile alimentato anche da ex elettori della sinistra. Questa non solo cede sulla destra, ma in parte non irrilevante (200.000 voti almeno, sembrerebbe) si rifugia nell’astensione.

Uno sguardo ai più recenti risultati delle politiche del 2016 aiuta però a chiarire meglio il quadro. Per quanto riguarda la sinistra, infatti, c’è da dire che sia il PSOE sia Unidos Podemos [2] avevano già perso voti: oltre 80.000 voti in meno al PSOE e oltre 70.000 in meno a Unidos Podemos. Diverso il discorso per la destra. Mentre Vox, infatti, sfiorava a malapena i 2.000 voti, Ciudadanos aveva già registrato un aumento di oltre 200.000 voti, mentre il PP era addirittura arrivato in testa, con un guadagno di oltre 350.000 voti, superando il PSOE di oltre 100.000. Da allora, mentre il declino della sinistra non ha fatto che confermarsi e aggravarsi, nell’ambito della destra si è avuto un vero e proprio terremoto. Il PP, che aveva come si è detto superato il PSOE, ha ieri perso quasi la metà dei voti del 2016 (meno 680.000), Ciudadanos è sì progredito, ma di poco più di 80.000 voti, mentre si è verificata l’esplosione di Vox, che da poco più di 8.000 voti è passato a quasi 400.000. Come è evidente, v’è stato un crollo verticale del PP, che non viene assorbito che in minima parte da Ciudadanos, in gran parte da Vox e per un’altra parte significativa finisce nell’astensione (la partecipazione alle elezioni politiche è sistematicamente molto superiore a quella delle autonomiche).

Successi e problemi della destra spagnola

Questi dati, qui sommariamente riportati, aiutano a mettere maggiormente a fuoco le dinamiche in atto nella destra spagnola. Il suo rafforzamento, innegabile, è dovuto essenzialmente all’emergere di Vox, che ha sottratto una parte non indifferente dell’elettorato del PP, oltre che aver pescato anche in altre direzioni, non esclusi settori dell’elettorato di sinistra. Il PP è chiaramente in piena crisi, nonostante la svolta a destra operata dopo le dimissioni di Rajoy. Quanto a Ciudadanos, la sua spinta “propulsiva” sembra in via di esaurimento, anche qui nonostante la (o forse a causa della) sua svolta a destra: è cresciuto a spese del PP, ma raccogliendo le briciole lasciate sul tavolo da Vox. Ora, in teoria le tre formazioni di destra avrebbero la possibilità di formare una maggioranza parlamentare. Il difficile è metterle d’accordo. Perché se Vox non dovrebbe avere alcun problema ad appoggiare il PP o Ciudadanos o entrambi (non ha che da guadagnarci), sia il PP che Ciudadanos invocano per sé la guida del possibile governo: il PP perché, nonostante la batosta, è pur sempre il secondo partito; Ciudadanos perché, nonostante sia il terzo, sostiene di essere quello che ha registrato maggiori guadagni (il che è comunque falso). Riusciranno a mettersi d’accordo? La tentazione è forte, ma gli svantaggi sono altrettanto evidenti: Ciudadanos dovrebbe rinunciare definitivamente alla sua vernice centrista-macronista (ve lo immaginate un Macron che governa grazie all’astensione della Le Pen?) e il PP dovrebbe operare un’ulteriore sterzata a destra, che probabilmente non svuoterebbe Vox (anzi, la alimenterebbe) e d’altra parte gli farebbe perdere ulteriori pezzi moderati (o se si preferisce: meno oltranzisti) del proprio elettorato. Pertanto, pur se non si può escludere che un governo di destra venga formato, resta sul tappeto la possibilità di un nuovo ricorso alle elezioni, abbinate alle europee del prossimo anno.

I dilemmi della sinistra

Del PSOE andaluso ci sarebbe molto da dire, ma qui ci limiteremo all’essenziale. Per la prima volta nella sua pluridecennale storia, il PSOE scende in Andalusia al di sotto del 30 % dei voti. Resta ancora il primo partito, ma è evidente come il suo logoramento abbia ormai raggiunto uno stadio molto avanzato. Logoramento che va attribuito non solo alla sua lunga permanenza al governo (con ciò che ne consegue in fatto di clientelismo e di commistioni con il potere economico, spesso e volentieri sfociati in scandali, ultimo quello dell’ERE), ma anche alla sua direzione accentuatamente destrorsa incarnata da Susana Díaz, dal “susanismo”. Non è superfluo ricordare che la Díaz ha governato a lungo l’Andalusia e, in particolare, dal 2015 sino a oggi lo ha fatto grazie alla disponibilità di Ciudadanos, sino a che poco tempo fa questo partito ha deciso di staccare la spina. E non è superfluo nemmeno ricordare come la Díaz si sia presentata a queste elezioni con liste bloccate composte solo da “susanisti”, con la sistematica esclusione dei socialisti favorevoli a Sánchez, del quale è da sempre la più decisa e autorevole avversaria interna. Nello sconfortante panorama di questo post-elezioni, la sconfitta della Díaz, il suo ulteriore ridimensionamento, è uno dei pochi elementi di consolazione (pure per Sánchez…).

Per quanto riguarda Adelante Andalucía il discorso è ovviamente diverso. Se nel corso della campagna elettorale ci si era forse fatte eccessive illusioni, magari basate su sondaggi, è pur vero che il risultato ottenuto è al di sotto di qualunque aspettativa, per quanto prudente fosse. Qualcosa non ha funzionato. Sicuramente non ha funzionato la coalizione, nel senso di riuscire a mettere insieme due elettorati, quello di Izquierda Unida e quello di Podemos, entrambi di sinistra ma con storie e caratteristiche diverse. Le elezioni politiche del 2016 avevano già dimostrato come la somma di questi due elettorati non si potesse dare per scontata. Ciononostante, crediamo che la via della coalizione fosse comunque quella giusta, da intraprendere, anche a costo di perdere qualcosa sulle “ali” (settori podemisti troppo attaccati alla propria autonomia e settori di IU troppo attaccati alla tradizione del PCE). Solo che si è perso ben più di “qualcosa”. Dall’esterno è difficile giudicare, e occorrerà attendere analisi e giudizi dall’Andalusia e dalla Spagna. Così, sempre a livello di impressioni dall’esterno, sembra di poter dire che forse si è dedicata troppo energia alla critica del “susanismo”, che certamente andava fatta, e con vigore, ma si è finiti col perdere di vista, o col sottovalutare, ciò che avveniva a destra, dando per scontata la crisi del PP, che c’è stata, ma non sospettando che questa si sarebbe tradotta in gran parte nell’emergere di una forza come Vox.

E forse il sospetto andava coltivato, dato che gran parte della campagna elettorale della destra si è svolta in chiave nazionalista (e in particolare contro … l’indipendentismo catalano) e spesso e volentieri xenofoba (le malefatte di Salvini e i “respingimenti” verso la Spagna di Macron, per quanto mediaticamente ignorati, hanno posto questo Paese al centro dell’ondata migratoria, e l’Andalusia, per ovvie ragioni geografiche, in prima linea). L’impressione, sempre dall’esterno, è bene ribadirlo, è dunque quella che ci sia stata una sottovalutazione dell’avanzare di un sentimento nazionalista, con il suo corteo di xenofobia, razzismo, maschilismo eccetera, che le complicate e spesso grottesche vicende della crisi catalana hanno di fatto alimentato. Ma su queste impressioni come su quanto sta accadendo in Andalusia e in Spagna sarà il caso di ritornare presto.

 

[1] Nel 2015 Adelante Andalucía non esisteva. Il raffronto è fatto con la somma dei voti ottenuti da Podemos (oltre 590.000, 15 % e 10 seggi) e da Izquierda Unida los Verdes-Convocatoria por Andalucía (oltre 270.000, 7 % e 5 seggi).

[2] Coalizione con le stesse formazioni di Adelante, con in più i verdi di Equo, che questa volta hanno voluto correre da soli, in seguito a disaccordi sulla formazione delle liste, dimostrando però la loro irrilevanza: 15.000 voti e lo 0,4 %…