lunedì, dicembre 10

Italia. Il decreto Salvini dà sicurezze ai padroni, colpendo i richiedenti asilo, gli immigrati e i lavoratori in lotta

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di Pietro Basso (*)

Il 27 novembre è diventato legge il decreto-legge Salvini intitolato “Sicurezza e immigrazione”. Il suo titolo inganna, anzitutto perché non si occupa solo degli immigrati, come risulta evidente dalle sue disposizioni, che si possono riassumere nel modo seguente (1):

1. Abolisce il permesso di soggiorno per motivi umanitari.
Questo permesso, che poteva durare da 6 mesi a 2 anni, tutelava persone fuggite da paesi martoriati da guerre, disastri naturali o persecuzioni politiche – la decisione di abolirlo è particolarmente spietata verso le donne emigranti e richiedenti asilo, che per arrivare oggi in Italia subiscono spesso violenze devastanti. Al posto di tale permesso vengono introdotti permessi per “casi speciali”, così eccezionali da poter essere contati sulle dita di una mano. Potrà essere concesso il permesso, ad esempio, alle vittime di “grave sfruttamento lavorativo” – ma in un paese come l’Italia in cui il super-sfruttamento dei lavoratori e delle lavoratrici immigrate è la norma, chi mai potrà ottenerlo?

2. Estende e indurisce le misure restrittive contro i richiedenti asilo e gli immigrati.
I richiedenti asilo e gli immigrati in attesa di rimpatrio potranno essere trattenuti nei Cpr (centri per i rimpatri) per 180 giorni, anziché 90. Sarà ancora più facile di oggi negare lo status di rifugiato e revocare la protezione internazionale. Ai richiedenti asilo è vietato iscriversi all’anagrafe dei comuni e chiedere la residenza, per mantenerli in una condizione di ricattabilità estrema.

3. Svuota le sole strutture del “sistema di accoglienza” italiano che talvolta fanno qualcosa per l’inserimento lavorativo dei richiedenti asilo (gli Sprar), e potenzia le strutture di detenzione amministrativa (Cpr, Cas, Hotspot), cioè proprio i luoghi in cui gli abusi dei gestori, della polizia e dei carabinieri sugli immigrati sono più frequenti, e i loro diritti più elementari sono calpestati.

4. Introduce la revoca della cittadinanza italiana per l’ex-straniero che è stato condannato per reati di “eversione dell’ordine costituzionale” o “terrorismo” (un provvedimento che diversi giuristi ritengono incostituzionale). Raddoppia da 2 a 4 anni il tempo di attesa per avere risposta sulla domanda di cittadinanza. E a differenza della normativa precedente, prevede che possa essere negato l’accesso alla cittadinanza a persone coniugate con un cittadino o una cittadina italiani.

5. Reintroduce il reato di blocco stradale, che era stato depenalizzato, con pene da 2 a 12 anni (il massimo di pena è per gli organizzatori). Inasprisce le pene per gli occupanti di case, con la reclusione fino a 4 anni e multe fino ad oltre 2.000 euro – pene raddoppiate rispetto a quelle del codice fascista Rocco. Dota i vigili urbani dei comuni con più di 100.000 abitanti di pistole taser, armi “non letali” che però uccidono, ed estende i Daspo (divieti di accesso) urbani.

6. Introduce il reato di accattonaggio molesto per il quale prevede l’arresto da tre a sei mesi, e una ammenda da 3.000 a 6.000 euro.

7. Liberalizza la vendita dei beni sequestrati ai mafiosi. Finora potevano acquistarli solo gli enti pubblici, le fondazioni bancarie e le associazioni impegnate contro la mafia. Ora possono acquistarli tutti i privati (secondo il criterio del miglior offerente), purché non siano direttamente legati ai vecchi proprietari mafiosi. In un paese in cui le mafie sono così potenti che perfino dei presidenti del consiglio sono stati sospettati di contiguità con le organizzazioni della criminalità, queste non avranno problemi a trovare dei prestanome per reimpossessarsi dei beni sequestrati.

Questa legge, quindi, è un regalo alle imprese, sia quelle legali che quelle mafiose, perché spinge nelle loro grinfie altre decine di migliaia di persone del tutto prive di tutele.

Da circa 10 anni è praticamente impossibile entrare in Italia in modo regolare. Perché sono stati di fatto aboliti i “decreti flussi” con i quali venivano regolarizzati ex-post, a fine anno, gli immigrati entrati in Italia per ragioni di lavoro, senza avere un valido permesso. Ora si restringe al massimo anche l’accesso per i richiedenti asilo. Il risultato, voluto, è quello di produrre di una nuova massa di immigrati/e “irregolari”. Secondo il Consiglio italiano per i rifugiati, nel 2020 gli attuali 500-600.000 “irregolari” saranno cresciuti di 130.000 unità. Si allargherà così la riserva di forza-lavoro per le mansioni più pesanti, pericolose e sotto-remunerate.

Il governo mette questa carne da macello a disposizione dei padroni di ogni tacca e delle coop bianche, “rosse” e gialle, perché per l’economia italiana il suo sfruttamento è uno strumento fondamentale per restare a galla nella competizione mondiale.

A giugno Marcucci, presidente della Confetra, Confederazione generale italiana dei trasporti e della logistica, aveva fatto presente “allo stato l’impossibilità di sopportare ancora la strumentalizzazione di lavoratori stranieri per realizzare blocchi e picchettaggi promossi da organismi pseudo sindacali che spesso con l’aiuto di estranei impongono la loro volontà ad altri lavoratori anche con la violenza”. È stato rapidamente servito: con un serie di misure draconiane volte a colpire le lotte dei facchini, per lo più immigrati, che già debbono affrontare decine e decine di processi.

Al tempo stesso la nuova legge raddoppia le pene per chi – si tratta in molti casi di proletari poveri autoctoni – è costretto ad affermare con l’occupazione di immobili sfitti (che in Italia sono circa 7 milioni) un “diritto all’abitare” altrimenti negato.

Insomma, la legge Salvini-Cinquestelle (va chiamata così perché sono stati i Cinquestelle a dare l’apporto numerico decisivo per approvare la legge in Parlamento) porta “maggiore sicurezza” solo a padroni d’ogni sorta, boss della logistica, palazzinari, cosche mafiose. Le declamazioni sulla “maggiore sicurezza” per l’intera popolazione, specie quella delle aree urbane più degradate, non sono altro che squallida demagogia. Così come è ridicola l'”opposizione” parlamentare alla legge fatta dal Pd, che con le sue politiche ha spianato per anni la strada a decisioni come queste.

L’isteria securitaria che il governo Lega-Cinquestelle ha creato ad arte contro i richiedenti asilo e gli immigrati, è servita anche a colpire – insieme a loro – i lavoratori che lottano, il diritto di sciopero, di critica e di opinione, il movimento per il diritto alla casa, i pochi spazi sociali autogestiti rimasti, in un disegno repressivo, interno ed esterno, che prevede il rafforzamento degli organici della polizia, della militarizzazione ed esternalizzazione delle frontiere, delle missioni militari all’estero. A dimostrazione che la sorte dei lavoratori immigrati e quella dei lavoratori autoctoni è indivisibile.

Questa guerra agli emigranti e agli immigrati si può fermare solo con una forte lotta unitaria tra proletari italiani e immigrati contro il governo, per impedire l’attuazione della legge, imporne la abrogazione e la cancellazione di altre misure odiose come l’imposta speciale sulle rimesse degli immigrati, per l’immediata e incondizionata regolarizzazione di tutti gli immigrati e le immigrate presenti sul territorio nazionale ed europeo, per la totale parità di trattamento tra immigrati ed autoctoni, per la chiusura dei campi di detenzione amministrativa, etc. Ci sono già stati molteplici segni di una mobilitazione in questa direzione, il più forte dei quali, per intensità, è stata la manifestazione organizzata dal SI Cobas a Roma il 27 ottobre. Ma prima e dopo ce ne sono stati altri significativi. Il decreto Salvini-Cinquestelle è legge; la partita, però, non è chiusa.

(*) della redazione del Cuneo rosso – Marghera

(1) Riprendo qui per larghi tratti la presa di posizione del Comitato permanente contro le guerre e il razzismo di Marghera, pubblicata sul blog www.ilpungolorosso