mercoledì, luglio 24

ABAD persegue inutilmente i propri ex-dipendenti

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Non c’è solo Matteo Pronzini e le sue interrogazioni nel mirino dell’ABAD (Associazione bellinzonese per cura e assistenza a domicilio). Come si ricorderà Il nostro deputato ha sollevato una serie di interrogativi sulle condizioni di lavoro e di gestione dell’Associazione, in particolare da parte del suo direttore.

La risposta dell’ABAD (dietro al cui operato si nasconde, non vi sono dubbi, il Municipio di Bellinzona) è stata una denuncia nei confronti del deputato MPS, con la conseguente richiesta di togliergli l’immunità parlamentare. Richiesta sulla quale nelle prossime settimane si dovrà pronunciare il Parlamento.

Ora apprendiamo che anche una ex-dipendente è stata denunciata (per ingiuria) nei mesi scorsi. Tra la ex-dipendente e l’ABAD era sorto un conflitto a seguito della richiesta, respinta dalla direzione, di diminuire, per ragioni personali, il tempo di lavoro. Il rifiuto aveva poi portato alle dimissioni. Ma, secondo la ex-dipendente, la direzione aveva manomesso la lettera di disdetta da lei inviata (via mail).

Tutte circostanze che la dicono lunga sul clima di lavoro che regnava e regna all’interno di questo servizio.

Di fronte a questa accusa, come detto, l’ABAD ha inoltrato una denuncia per ingiuria. La procuratrice pubblica, con decisione del 7 settembre 2018, ha rigettato la denuncia dell’ABAD.

Quest’ultima, non contenta e mostrando quale spirito persecutorio nei confronti di dipendenti ed ex-dipendenti la animi, ha deciso di interporre reclamo.

Ma, ancora una volta, la giustizia ha dato torto all’ABAD e il suo reclamo è stato respinto dalla Corte dei reclami penali del Tribunale d’Appello (con sentenza dello scorso 15 novembre 2018).

Ci sembra importante, visto che il tema dei rapporti tra ABAD e i propri dipendenti è diventato di dominio pubblico dopo le interrogazioni di Matteo Pronzini e la relativa denuncia da parte dell’ABAD, portare a conoscenza del pubblico questa doppia decisione giudiziaria con la quale ABAD è stata per ben due volte sconfessata. E questo nelle sue richieste di perseguire una ex-dipendente che, quando in attività, aveva osato esprimere delle critiche su comportamenti della direzione.

 

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