martedì, maggio 21

Né Guaidò, né Maduro. Solo il popolo venezuelano può decidere!

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Pubblichiamo questa interessante intervista dello scorso 22 gennaio a Gonzalo Gomes, uno dei portavoce dell’organizzazione della sinistra rivoluzionaria venezuelana Marea Socialista. Essa fornisce un quadro analitico interessante dello scontro in atto oggi in Venezuela. La traduzione è stata curata da Paolo Gilardi (Red).

Cosa pensi della dichiarazione del gruppo di Lima (1) ?

La dichiarazione del gruppo di Lima fa parte di un piano d’intervento e di ingerenza che prevede una serie di azioni per far cadere il governo Maduro. Si tratta di una decisione unilaterale di forze esterne al paese alleate ai settori più estremisti dell’opposizione venezuelana, un’opposizione di destra, riflesso dei settori politici tradizionali della borghesia. Il gruppo di Lima non è uno spazio politico nato dalla comune decisione delle nazioni: è un gruppo di governi che han trovato un accordo tra di loro che possa servire da strumento all’applicazione di sanzioni contro il governo di Nicolas Maduro, il tutto diretto, in ultima istanza, da Washington. Il loro piano è semplice: si tratta di proclamare che Maduro è un usurpatore e di nominare un governo transitorio sotto gli auspici dell’Assemblea nazionale con alla sua testa Guaidò (2) quale presidente ad interim. Benché la cosa non si sia ancora attuata (3) , il gruppo di Lima sta definendo un modello: sta segnalando in modo interventista e ingerente quale dev’essere il cammino per il Venezuela del futuro. Però, il Venezuela del futuro non è affar loro, riguarda invece il popolo venezuelano.

Maduro ha detto che ci si trova di fronte ad un colpo di stato ed ha lanciato un appello a difendere il governo.

Qui, tutti i poteri son diventati illegittimi. Che si tratti di quello del governo o di quello dell’Assemblea nazionale. Il governo di Maduro s’è sempre più comportato come un governo repressivo, antioperaio, antipopolare che ha smantellato le conquiste della rivoluzione bolivariana. Io lo considero come un governo controrivoluzionario, anche se fa spesso e volontieri ricorso alla retorica antiimperialista e rivoluzionaria. È un governo che, in violazione della Costituzione, svende parte della sovranità, delle ricchezze della nazione, che minaccia la natura e spoglia i popoli indigeni. Penso in particolar modo ai progetti che concernono l’arco minerario dell’Orenoco, progetti estrattivisti, predatori, che svendono le ricchezze alle ditte transnazionali ed agli interessi privati e che stanno provocando disastri ambientali.

Chi difende Maduro pretende che le attuali difficoltà del Venezuela sono dovute al blocco imperialista…

Le sanzioni più forti prese da Trump dal 2017 non hanno modificati gli scambi petroliferi propriamente detti: hanno più che altro inciso sulle operazioni finanziarie e su nuovi prestiti internazionali.
I principali problemi di approvvigionamento del paese non sono causati dalle sanzioni nordamericane. Qui abbiamo una burocrazia corrotta responsabile dei disastri prodottisi nelle imprese pubbliche. E ciò perché, invece di promuovere il controllo operaio, invece di sviluppare forme di proprietà socializzata, i membri di questa casta burocratica si sono arricchiti personalmente, come fossero dei padroni privati. Smantellare il settore pubblico, privarlo dei mezzi di sussistenza, rubare, ecco cos’hanno fatto.
C’è in Venezuela una sottrazione di fondi fuori dal comune. Han rovinato la capacità produttiva del paese. Lo stesso Fondo monetario internazionale stima a circa 350 miliardi di dollari le proprietà dello stato depositate all’estero su conti privati. Secondo nostri calcoli, la sottrazione di denaro pubblico, la fuga dei capitali e le somme che mancano alla PDVSA (4) rappresentano almeno 500 miliardi di dollari.

Ma c’è una resistenza popolare?

C’è una tendenza alla ricomposizione di organismi di lotta unitari e di classe. Noialtri [di Marea socialista, NdT]partecipiamo alla “Intersectorial de Trabajadores de Venezuela” , una struttura che cerca di coordinare e far convergere le lotte. Si tratta di una volontà comune di correnti politiche diverse ma che si situano chiaramente dalla parte della classe operaia. Nel contempo, le comunità locali scendono in piazza per difendere i servizi pubblici, per l’acqua, perché non c’è più gas, perché c’è gente che è ridotta a dover raccattare legna qua e là per poter cucinare. Queste lotte, che si stanno estendendo, si trasformano in lotte per i diritti democratici e per i diritti umani. Ma il governo reprime ed imprigiona i dirigenti sindacali. Attualmente, molti di loro son finiti dietro le sbarre, in carcere. E nei confronti di alcuni di loro, viene addirittura applicata la giustizia militare.

Cos’è successo, lunedì, con il sollevamento di un distaccamento delle forze armate?

L’azione di ieri [lunedì 21 gennaio] è relativamente limitata: si tratta di un atto geograficamente isolato di un commando della Guardia nazionale (5), di settori di base, diretti da un sergente che ha lanciato un appello alla popolazione a raggiungerli spiegando che l’azione era diretta, come la popolazione chiede, contro il governo. Da un punto di vista militare, l’azione non è stata un gran che e alla fine gli eversivi si sono arresi. Però, poco a poco, la popolazione della zona ha incominciato ad uscire e a non voler abbandonare le piazze. E quando l’han voluta rimandare a casa, la contestazione s’è allargata creando focolai di rivolta in ampi settori popolari. Non si tratta dei tradizionali settori protestatari dell’est di Caracas (6), ma di veri settori popolari poveri e della bassa classe media (7). Così, durante tutta la giornata, nei quartieri popolari di Caracas […] ci sono stati almeno una dozzina di punti importanti di protesta e la notte si son viste nascere barricate e il fuoco è stato appiccato alle immondizie per bloccare le vie.
Indipendentemente dal fatto che queste rivolte possano anche essere in parte infiltrate da certi attivisti, mi sembra però che il loro successo mostri la misura dell’insoddisfazione, della rabbia, dello scontento popolare nei confronti del governo di Nicolas Maduro.

L’opposizione di destra ha lanciato un appello per il 23 gennaio

Sarà qualcosa di importante, non solo a Caracas. C’è un appello a scendere in piazza sul piano nazionale che incontra disponibilità in importanti settori della popolazione. Le mobilitazioni saranno significative. Inoltre, la giornata del 23 è stata preceduta da grandi assemblee, i “cabildos” (8), organizzate dall’opposizione a Maduro. La partecipazione sarà massiccia e non solo nelle zone tradizionali dell’opposizione, ma anche tra i settori popolari.
Noi (9) siamo favorevoli ad un’agenda autonoma della classe operaia venezuelana che non sia subordinata all’agenda stabilita dall’Assemblea nazionale che asseconda i piani del Gruppo di Lima ed i progetti di ingerenza degli Stati Uniti. Non sussistono comunque dubbi sul fatto che la popolazione venezuelana ha oramai raggiunto un limite: è stanca della politica, non ne può più di esser maltrattata dal governo Maduro, di vedere il salario liquefarsi, le conquiste del mondo del lavoro distrutte, la repressione. Perciò, noi reclamiamo l’elezione generale di tutti i poteri. Il popolo deve poter dire se vuole rinnovarli, se vuole che se ne vadano, tanto Maduro quanto Guaidò, se vuole rimescolare completamente le carte oppure no.

1. Così è chiamato il gruppo di rappresentanti di Argentina, Brasile, Canada, Cile, Costa-Rica, Guatemala, Honduras, Messico, Panama e Paraguay riunitisi per discutere della situazione in Venezuela una prima volta a Lima l’8 agosto del 2017. Nonostante l’opposizione del nuovo governo messicano, il quattro gennaio scorso, il Gruppo di Lima ha incominciato ad esigere che Maduro lasci la presidenza a … Juan Guaidò.
2. Juan Guaidò, ingeniere di 35 anni e presidente, dall’ultimo 5 gennaio, del parlamento, l’Assemblea nazionale, è il leader del partito Voluntad popular, partito che si definisce “progressista e sociale”, membro dal 2014 dell’Internazionale socialista.
3. L’intervista è stata realizzata il 22 gennaio, il giorno prima del “pronunciamiento” du Guaidò.
4. Petroleos de Venezuela SA, la ditta pubblica di gestione della produzione e della vendita del petrolio il cui controllo è nelle mani esclusive delle forze armate
5. La Guardia nazionale, forte di 70’000 uomini, fa parte delle forze armate
6. La zona della città abitata dalla parte più ricca della popolazione
7. Più che in Europa, si ha spesso ricorso in America latina al concetto di classe media per definire gli strati non precarizzati della classe operaia. Sono così annoverati nella cosiddetta “classe media” tutti i lavoratori, pubblici o del settore privato, che dispongono di un contratto di lavoro di lunga durata, anche se, da un punto di vista scientifico, marxista, il loro statuto rimane quello di chi non ha altri mezzi per vivere che la vendita della propria forza lavoro.
8. “Cabildo” è il nome delle assemble pubbliche alle quali le autorità coloniali convocavano la popolazione ai tempi della dominazione spagnola sull’America latina.
9. Marea socialista

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