lunedì, febbraio 18

In sciopero per il clima: i giovani indicano la via

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La situazione è gravissima

Ovunque nel mondo, migliaia di giovani iniziano a mettersi in marcia spontaneamente per il clima. Il 17 gennaio, a Bruxelles, erano più di 12’000 a scioperare e a manifestare, in risposta al magnifico appello lanciato in occasione della COP24 dalla giovane liceale svedese Greta Thunberg (15 anni).

“A cosa serve andare a scuola se domani il nostro mondo sarà distrutto”, domandano questi giovani. È semplice buon senso! Questi giovani non esagerano nulla. La situazione è effettivamente gravissima. La temperatura media del globo è aumentata di un solo grado dal 1800 e il risultato è già inquietante: canicola, ondate di freddo, siccità, piogge torrenziali, scioglimento dei ghiacciai e delle calotte polari, cicloni sempre più violenti, incendi giganteschi di foreste, …

A due gradi, gli impatti saranno catastrofici. A partire da quel momento rischia di esserci un effetto valanga in termini di riscaldamento climatico. La Terra diventerebbe in “pianeta serra”, la temperatura potrebbe salire rapidamente di 4 °C. Intere regioni diventerebbero inabitabili, centinaia di milioni di persone sarebbero costrette a un esodo forzato, la biodiversità collasserebbe, il livello dei mari potrebbe aumentare di 3 o 4 metri. Non sarebbe più una catastrofe, ma un cataclisma!

Conclusione: bisogna fare di tutto per non superare la soglia di 1,5 °C di riscaldamento deciso in occasione della COP 21 a Parigi. Ma i governi non lo fanno. Sulla base dei loro “piani clima”, gli specialisti stimano un riscaldamento climatico tra i 2.7 °C e 3.7 °C. E questo nella migliore delle ipotesi, dato che un numero sempre maggiore di governanti tentano di negare la realtà, come Donald Trump e il fascista brasiliano Bolsonaro!

In Europa, il governo belga è uno dei più ipocriti: il 2 dicembre 2018, applaudiva i 75’000 manifestanti per il clima, il giorno dopo rifiutava di sostenere le due direttive europee per il clima? Vergogna!

Il capitale distrugge le nostre vite e il pianeta

Gli scienziati lanciano allarmi da più di 25 anni. Perché le emissioni continuano ad aumentare? Perché i governi non fanno (quasi) nulla? Perché sono al servizio del capitalismo. Capitalismo che ha come unico scopo il profitto. Profitto che necessita della crescita. Crescita fondata storicamente sull’energia dei combustibili fossili (petrolio, carbone e gas naturale).

Le rinnovabili? Le si produce per il profitto e non per l’ecologia. Se producessimo meno e dividessimo di più, sarebbero sufficienti per soddisfare i bisogni reali dell’umanità. Ma le multinazionali rifiutano di abbandonare i loro stock di energie fossili e le loro fabbriche, le banche rifiutano di abbandonare i loro capitali investiti in questi stock e fabbriche e i padroni di tutti questi settori non hanno che un’idea in testa: sfruttare sempre di più il lavoro, la natura per produrre sempre di più e fare sempre più profitti dei loro concorrenti…

Ci viene detto che la crescita è la fonte di tutto: dei nostri impieghi, dei nostri salari, della nostra sicurezza sociale, dei nostri servizi pubblici, del nostro livello di vita. Così le nostre vite dipenderebbero dallo sfruttamento nostro e della natura. In realtà questo sistema produttivista distrugge le vite e la natura.

Oggi siamo sul ciglio del baratro

Oggi siamo sul ciglio del baratro. Per avere una possibilità su due di non superare la soglia di 1,5 °C di riscaldamento, le emissioni nette mondiali di CO2 dovranno diminuire del 58% tra il 2020 e il 2030. Devono poi essere portate a zero nel 2050, dopodiché bisognerà fare in modo che la Terra assorba più CO2 di quanto ne emette.

Altrimenti bisognerà, o rassegnarsi a un “pianeta serra” oppure far capo a delle tecnologie per assorbire artificialmente carbonio dall’atmosfera (“tecnologie a emissioni negative”) o rispedire una parte dell’irradiamento solare verso lo spazio (“geoingegneria”). Attenzione: non c’è alcuna garanzia che queste tecnologie da apprendisti stregoni funzioneranno. Bisognerà farne l’esperienza diretta a grandezza natura, sulla Terra e con tutti quelli che ci vivono…

Di fronte a un pericolo mortale, l’istinto di conservazione ha mille volte più legittimità! Le liceali e i liceali hanno quindi mille ragioni di mettersi in sciopero. Non restiamo con le mani in mano. Sosteniamoli di fronte agli attacchi della destra pro-Trump e ai tentativi di recupero, indipendentemente da che parte arrivino. E seguiamo il loro esempio!

Il sociale e l’ecologia: un’unica lotta!

Le principali vittime del riscaldamento climatico sono coloro che i governi e il padronato attaccano senza sosta: i lavoratori e le lavoratrici, i contadini e le contadine, i bambini, le donne, i pensionati, i malati… e i migranti!

I ricchi si dicono che loro ce la faranno comunque e sempre, anche a costo di vivere su delle isole artificiali riservate ai miliardari. Per salvare i loro privilegi e distruggere le nostre conquiste sociali e democratiche, sono sempre più tentati dall’estrema destra razzista, sessista e climatico-negazionista, È dunque evidente che il sociale e l’ecologico sono le due facce della stessa grande battaglia democratica.

Questa guerra è solo iniziata. Il mondo del lavoro deve partecipare alla lotta. Dai gilet gialli alla gioventù, è venuto il momento di far convergere le lotte e le rivendicazioni. Oggi, i nostri figli sono nelle strade e in sciopero per difendere il loro diritto all’esistenza e quello dei loro figli sul nostro pianeta. E noi, adulti, cosa facciamo? Dobbiamo essere dietro di loro! È nostro dovere e nostra responsabilità.

Per un piano d’urgenza ecosocialista

È ancora possibile evitare il disastro climatico? Lo sforzo da fare è colossale. Non può riuscire senza combinare il sociale e l’ecologico, nella democrazia e la giustizia. Una transizione ecosocialista indispensabile. Ci vuole quindi un piano d’urgenza. Eccone una bozza in dieci punti:

1. Eliminare le produzioni inutili e pericolose (iniziando con le armi) e i trasporti inutili di merci, localizzare al massimo la produzione, lottare contro l’obsolescenza programmata.

2. Creare imprese pubbliche incaricate di identificare e ristrutturare tutti gli stabili (senza sovrapprezzo per gli inquilini).

3. Investire massicciamente nei trasporti pubblici, scoraggiare l’utilizzo dei veicoli privati. Razionare i viaggi in aereo.

4. Lasciare i combustibili fossili nel sottosuolo. Espropriare e socializzare i settori dell’energia e della finanza per organizzare una transizione rapida verso un’economia basata al 100% sulle energie rinnovabili (senza il nucleare!).

5. Ridistribuire le ricchezze, ristabilire l’uguaglianza davanti alle imposte e la progressività dell’imposta sui redditi globalizzati. Rifinanziare il settore pubblico, l’educazione e il settore delle cure.

6. Rispettare la giustizia climatica. Trasferire al Sud le tecnologie e i mezzi finanziari necessari a uno sviluppo sostenibile per tutti-e.

7. Rompere con l’agrobusiness. Promuovere un’agricoltura ecologica facendo il necessario per sequestrare il massimo di carbonio nel sottosuolo.

8. Dividere il lavoro necessario tra tutti e tutte, senza perdita di salario. Riconvertire in nuove attività i lavoratori e le lavoratrici dei settori da sopprimere (con il mantenimento dei redditi e delle conquiste sociali).

9. Uscire dal tutto mercato: gratuità dell’insegnamento, dei trasporti, delle cure. Gratuità del consumo dell’acqua e dell’elettricità corrispondente ai bisogni di base, tariffazione progressiva al di là di questo livello.

10. Sviluppare una cultura del “prendersi cura”, della trasparenza e della responsabilità. Rinforzare e socializzare le attività di cura alle persone e agli ecosistemi. Accordare il diritto di voto a tutti e tutte. Riconoscere i diritti di controllo e iniziativa dei cittadini e popolare, revoca degli eletti compresa.

Utopico? Tra il 1940 e il 1944 gli Stati Uniti hanno applicato un piano d’urgenza. La produzione militare è passata dal 4% al 40% del PIL ed è stata imposta ogni tipo di restrizione. Quello che è stato fatto per sconfiggere il nazismo e assicurare la supremazia mondiale delle multinazionali statunitensi può essere fatto per salvare il clima nella giustizia sociale. È una questione di volontà politica. A noi imporla.

 

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