lunedì, febbraio 18

Indennità cantonali di disoccupazione: mantenere le promesse elettorali, almeno per una volta!

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Il 24 marzo 2015, a sole tre settimane dalle elezioni cantonali, il Gran Consiglio votava (con 64 sì, 0 no e 4 astensioni) la revisione della Legge sul rilancio dell’occupazione (L-Rilocc) che prevede la reintroduzione di 120 indennità cantonali di disoccupazione supplementari per chi ha esaurito il diritto alle indennità LADI. Questa disposizione non è mai entrate in vigore. “Passata la festa, gabbato lo santo”: dopo le elezioni le indennità sono state prima sospese, poi “congelate” come misura di risparmio nell’ambito del pacchetto di riequilibrio delle finanze cantonali (messaggio n. 7184 del 20 aprile 2016). Eppure i soldi per introdurre questi aiuti ai disoccupati ci sarebbero visto che il cantone ha risparmiato quasi 40 milioni di franchi in questo settore in pochi anni.

Il “congelamento” delle indennità cantonali ha permesso di risparmiare 3,13 milioni l’anno(1) . Il Gran Consiglio infatti era d’accordo di destinare 8 milioni l’anno per le indennità supplementari, ma il “congelamento” ha causato un trasferimento di potenziali beneficiari delle indennità verso l’assistenza sociale, causando maggiori spese per 4,87 milioni. Inviando i disoccupati in assistenza prima del tempo, il cantone ha risparmiato quindi solo 3,13 milioni l’anno, quasi 10 milioni su tre anni.

Non solo: il cantone ha economizzato anche 29,5 milioni riducendo le misure a favore dei disoccupati previste dalla L-Rilocc. Dal 2011 – data dell’entrata in vigore della Ladi che ha ridotto le indennità di disoccupazione facendo raddoppiare i beneficiari dell’assistenza – gli investimenti per le misure di rilancio dell’occupazione si sono ridotti da 11,876 milioni a 4,062 milioni, stando al Rapporto di attività 2017 della Sezione del lavoro del DFE. Proprio nel momento in cui i disoccupati ticinesi avrebbero avuto più bisogno di maggior sostegno per non finire in assistenza, il cantone ha iniziato a risparmiare sulle loro spalle tagliando l’impegno finanziario per il ricollocamento.

„Risparmi“ annuali nel settore delle misure di rilancio dell’occupazione rispetto alla somma investita nel 2011:
2012 – 1,007 mio
2013 – 3,347 mio
2014 – 4.003 mio
2015 – 6.152 mio
2016 – 7.187 mio
2017 – 7.813 mio
Totale 29, 509 mio

Nel rapporto sulla revisione della L-Rilocc – approvato nel 2015 all’unanimità da Gran Consiglio – era precisato:

“Chi esaurisce il diritto alle indennità LADI finisce in assistenza. L’obiettivo dell’art. 10 L-rilocc è quello di ritardare, seppure solo di qualche mese, tale evento, con la speranza a persone interessate riescano a trovare lavoro in questo periodo. Al riguardo non è irrilevante precisare che in determinati ambiti del mondo lavoro, malgrado tutti gli sforzi immaginabili, risulta praticamente impossibile trovare un impiego degno di questo nome. Non è pertanto per mancanza di volontà o di impegno che numerosi disoccupati non riescono a trovare lavoro.”

La situazione oggi non è migliorata, anzi. Malgrado dal 2011 in Ticino si sia registrata una crescita di posti di lavoro doppia rispetto alla media nazionale, il numero di posti vacanti annunciati nel 2017 agli URC è stato di 3’208 contro 3’362 nel 2011(2). Lo scorso anno ogni consulente si occupava in media 98 persone in cerca di impiego ed aveva 5,31 posti vacanti da attribuire. La media è solo leggermente migliorata dal 2011 e solo grazie alla diminuzione dei disoccupati iscritti dovuta alla riduzione dei giorni di indennità. E neppure con gli annunci è più facile avere fortuna perché secondo una ricerca di Adecco pubblicata nel 2017, in Ticino le aziende annunciano solo il 25% dei posti vacanti, contro una media del 75% in Svizzera. Quindi smettiamola con le ipocrisie: le indennità sono state “congelate” non per migliorare le opportunità di ricollocamento con nuove misure, ma solo per risparmiare sulle spalle dei disoccupati.

Nel giugno 2018 il Gran Consiglio ha confermato il “congelamento” destinando 3 milioni di nuove misure a favore dei giovani disoccupati in assistenza senza formazione professionale. Questi giovani, che meritano sicuramente un aiuto, costituiscono però solo l’8% del totale dei disoccupati in assistenza, vale a dire 304 persone su un totale di 3’831, stando alle cifre 2017 relative ai beneficiari di 15 anni e più pubblicate dall’Ufficio federale di statistica.

A nessuno – a parte al Gran Consiglio e al Consiglio di Stato ticinesi – verrebbe in mente di risolvere un problema concentrando gli sforzi solo sull’8%. Governo e parlamento si sono poi dimenticati, o meglio hanno occultato, il problema dei disoccupati ultracinquantenni. Il loro numero sta crescendo più rapidamente rispetto alla media e per loro ritrovarsi in disoccupazione è una condanna perché le imprese neanche esaminano le loro candidature. Dopo due anni di disoccupazione solo il 13,9% ritrova un impiego stabile, spesso accettando condizioni di lavoro e salario in netto ribasso.

Per gli altri rimane solo l’assistenza sociale per sopravvivere. Il numero di beneficiari over 55 anni è quello che negli ultimi anni è cresciuto di più. I dati 2017 sui beneficiari dell’assistenza sociale pubblicati oggi dall’Ufficio federale di statistica sono a dir poco allarmanti: tra il 2011 e il 2017 il numero delle persone tra i 50 e i 64 anni che percepiscono l’aiuto sociale in Svizzera è salito di circa il 40% mentre nello stesso periodo la popolazione residente della stessa fascia di età è aumentata solo del 14%.(3)

Prima di arrivare in assistenza però queste persone devono consumare tutti i loro risparmi e vendere quel che possiedono. Dopo 30 anni e più passati a lavorare si ritrovano quindi in totale povertà a dover dipendere dagli aiuti sociali. Fra questi nuovi poveri ci sono molte persone formate. I dati UST dimostrano che il 57% dei beneficiari dell’aiuto sociale tra i 50 e i 64 anni dispone di una formazione professionale o di un diploma universitario, una percentuale più elevata delle altre fasce di età(4). La formazione quindi non protegge più gli ultracinquantenni dall’esclusione sociale.

In Ticino, nel solo settore bancario, lo scorso anno ci sono stati circa 300 licenziamenti nel 2017 e due terzi riguardano persone in là con gli anni o in malattia, secondo l’Asib, l’associazione svizzera degli impiegati di banca. Un terzo delle persone in cerca di impiego registrate agli URC ticinesi ha più di 50 anni. La metà risulta NON disoccupata perché impegnata in programmi occupazionali o perché ha un guadagno intermedio, vale a dire un lavoro a tempo parziale o pieno con un salario non raggiunge nemmeno il livello delle indennità. Un corso di un mese per imparare a scrivere CV che nessuno leggerà o dover smontare computer a Pollegio serve a togliere queste persone dalla statistica delle disoccupazione SECO, ma la sostanza non cambia: dal novembre 2010 il numero di entrate in disoccupazione di ultra cinquantenni è aumentato del 36% mentre per i 25-49 anni del 2,5% e per i giovani è rimasto stabile. Significa che sempre più lavoratori detti “anziani” vengono espulsi dal mondo del lavoro perché considerati a torto “non redditizi”. E le cifre non tengono conto di numerosi dipendenti obbligati al prepensionamento, indipendentemente dalla loro condizione personale. Quanto agli incentivi all’assunzione per gli over 55, nel 2017 ne sono stati distribuiti solo 25 e non si sa neppure per quale grado di occupazione. E intano il numero di occupati e disoccupati in assistenza nella fascia di età 55-64 anni è raddoppiato in Ticino in pochi anni.

Se la politica non è in grado di imporre alle imprese un comportamento etico, deve almeno essere in grado di rispettare le promesse fatte poco prima delle elezioni del 2015 e mostrare un minimo di riconoscenza verso persone che hanno lavorato e pagato le tasse tutta la vita.

Con la presente mozione chiediamo quindi di riattivare l’art. 10 della L-rilocc nella forma seguente:

Art. 10 Indennità straordinarie di disoccupazione

1) Ai disoccupati che hanno esaurito le indennità previste dalla LADI, lo Stato riconosce indennità straordinarie di disoccupazione, interamente a carico del Cantone.

2) Può beneficiare di tali indennità chi:
a) è idoneo al collocamento e ha dimostrato di aver fatto tutto il possibile per evitare o abbreviare la disoccupazione,
b) non riceve rendite AVS o AI.

3) Le indennità straordinarie sono subordinate alla determinazione di un reddito per nucleo familiare secondo i criteri della Laps.

4) Possono essere concesse fino a 120 indennità giornaliere intere sull’arco massimo di un anno.

5) Il numero delle indennità giornaliere per le persone disoccupate di età uguale o superiore a 55 anni potrà essere superiore.

Note

1) Vedi risposta all’interrogazione n. 136.18, “Riorientamento” della politica sociale: quanto ha risparmiato effettivamente il Cantone sulle spalle delle famiglie?”, domanda 4.
2) Rapporti di attività 2011 e 2017 della Sezione del lavoro del DFE.
3) I grafici e le cifre riportati riguardano la situazione a livello svizzero in base a uno studio della Conferenza svizzera delle associazioni di aiuto sociale. https://www.csias.ch/fr/medias/conferences-de-presse/. Per il Ticino non esiste uno studio sulla situazione dei disoccupati “anziani” anche perché il Consiglio di Stato ha sciolto nel 2015 l Piattaforma interdipartimentale per il monitoraggio della disoccupazione.
4) UST, Beneficiari dell’aiuto sociale 2017

 

*Mozione del Deputato MPS Matteo Pronzini del 5 febbraio 2019.

 

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