lunedì, febbraio 18

La cultura de Il Diavolo, il PS e la condanna del funzionario DSS

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La vicenda del funzionario del DSS accusato e condannato per molestie sessuali sta suscitando grande imbarazzo nel PS ticinese. Grandi silenzi delle strutture del partito, a cominciare da quella che avrebbe dovuto reagire per prima, quel coordinamento donne della sinistra che, in realtà, sono le donne del PS e le loro simpatizzanti (come al solito viene utilizzato in modo fraudolento il termine “sinistra”: per avere conferma di quanto diciamo basta guardare le foto del recente congresso elettorale del PS nelle quali lo striscione del coordinamento faceva bella mostra davanti al palco della presidenza).

Un silenzio rotto qua e là da qualche reazione personale, come quella del presidente Righini o di qualche deputata che hanno ricordato come il PS abbia fatto e faccia molto per le donne (ma dimenticando, ad esempio, come il PSS, poco più di un anno fa, si sia battuto con forza per l’aumento dell’età AVS per le donne nell’ambito del referendum sulla PV2020, sconfitta in votazione popolare).

Ora la questione di fondo è un’altra e possiamo riassumerla in questo modo: la connivenza politica e culturale, in questi ultimi quindici anni, del PS, delle sue istanze direttive e dei suoi dirigenti con una cultura politica fondata sul maschilismo, sull’annientamento dell’avversario, su una satira da caserma che si è concentrata, per anni, nel giornale Il Diavolo.

Non a caso il funzionario condannato fa parte di quella cerchia che ha animato questa rivista per molti anni assieme a personaggi come Sergio Savoia, Corrado Mordasini, Daniele Fontana (a proposito: ha lasciato di recente il suo posto di collaboratore di Manuele Bertoli nel silenzio più assoluto: perché, viene da chiedersi, nemmeno un annuncio ufficiale, come si fa di solito, o due righe di ringraziamento?). Una schiera di persone che avevano grandi responsabilità nel partito socialista: da membro della direzione a consigliere comunale della maggiore città del Ticino, da gran consigliere a collaboratore personale di uno o più consiglieri di Stato PS. Il funzionario condannato è stato per decenni presidente del gruppo degli statali della VPOD, partecipando sistematicamente, a fianco di Raoul Ghisletta, a tutte le trattative con il Consiglio di Stato e incontrandosi regolarmente alle riunioni del comitato regionale della VPOD con altri maggiorenti PS piazzati lì a fare lobbyng (da Marina Carobbio a Carlo Lepori, da Lisa Bosia Mirra a Francesca Remy Lauria).

Questo gruppo di persone, in stagioni diverse e per fini diversi, ha utilizzato la satira del Il Diavolo soprattutto a fini politici interni. Intendiamoci, lo sappiamo che la satira ha una dimensione eminentemente politica e che, spesso, si focalizza su singoli personaggi nella misura in cui costoro rappresentano idee o atteggiamenti che si vogliono combattere. Ma da qui alla denigrazione e alle campagne permanenti contro chi rappresenta, all’interno di un partito, un orientamento diverso ce ne corre.

Basterebbe ricordare, perché tutti vi hanno assistito, alla campagna sistematica lanciata da Il Diavolo contro Werner Carobbio: “culo di pietra”, “cinghialone di Lumino”, etc. etc. colpevole di avere un orientamento non sempre filogovernativo, di dare un’immagine comunque ancora “di sinistra”, di non voler andare in pensione dalla lotta politica e, soprattutto, di avere delle figlie che si interessavano alla politica, militavano e seguivano le orme paterne. Su questo ultimo aspetto gli attacchi sono stati, in un certo periodo, decisamente “sotto la cintura”, andando a toccare anche la vita privata di queste persone.

Lo stesso meccanismo si è ripetuto quando ad essere eletta consigliera di Stato è stata Patrizia Pesenti, non proprio la candidata sulla quale aveva puntato la maggioranza del partito. E così, ecco gli attacchi sistematici (molto spesso di una grossolanità inaudita) condotti dal Diavolo.

E che dire poi degli attacchi in serie contro il sindacalismo in difesa dei privilegi (“Grasso che cola” scrivevano i redattori de Il Diavolo) diretto, secondo loro, dall’allora segretario del SEI, Pino Sergi e della giovane generazione di sindacalisti che lo circondavano che venivano sbeffeggiati e messi alla berlina (il giovane sindacalista Matteo Pronzini veniva qualificato come “il fido Pronzini” una sorta di stupido esecutore d’ordini).

Ma erano gli anni nei quali il PS era solidamente al comando della operazioni e senza quasi concorrenza politica a sinistra; e costoro facevano un lavoro utile, nella misura in cui denigravano non solo la destra (basti ricordare le orrende campagne contro Marina Masoni, degne dei modi, pertanto condannati da sinistra, utilizzati da Il Mattino per denigrare donne di altri schieramenti politici), ma anche le formazioni a sinistra del PS o le organizzazioni che il PS non controllava più (come il sindacato SEI, che appariva in quegli anni come il motore di una vera e proprio opposizione sociale, la cui forza di inerzia permette ancora oggi a Unia di mantenere una certa capacità d’azione e di attrazione).

Era quindi conveniente, tutto sommato, accettare modi e pratiche che avevano secondi fini deprecabili se, in cambio, continuavano a garantire all’esterno una capacità polemica e, soprattutto, di attacco agli avversari (da destra a sinistra). In altre parole, andava bene che qualcuno facesse, per conto del partito, il lavoro sporco.

È proprio questa la responsabilità maggiore che si può rimproverare alle istanze di direzione del PS; un silenzio e una connivenza che hanno permesso a queste persone di continuare, indisturbate, a fare il bello e il brutto tempo; e che hanno aperto la strada a situazioni come quelle del funzionario condannato, sempre protetto dai suoi compagni di merende.

 

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