mercoledì, luglio 24

La loro pensione e la nostra

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Come molti lavoratori salariati attivi in questo Paese ho ricevuto negli scorsi giorni il mio certificato di previdenza del 2019 dalla mia cassa pensione.

Ho quasi 50 anni, un salario di poco superiore al salario medio ticinese e, dopo oltre 25 anni di lavoro in Svizzera romanda e in Ticino, il certificato di previdenza mi dice che fino ad oggi ho accumulato un avere di vecchiaia di 181.255,50 franchi.

Lo stesso certificato mi dice che, se avrò la fortuna di lavorare senza interruzioni con lo stesso salario per i prossimi 16 anni, potrei contare su una rendita mensile di fr. 2.062,60, sempre che Governo e Parlamento federali non riescano ad aumentare l’età di pensionamento, non abbassino ulteriormente i tassi di interessi sul capitale, non riducano ulteriormente il tasso di conversione o, ancora, chissà quale altra trovata a cui sicuramente qualcuno sta già pensando.

E io sono uno di quelli fortunati, perché ho sempre lavorato a tempo pieno, contrariamente, ad esempio, a molte donne che, avendo dovuto occuparsi della crescita dei figli, potranno contare solo su misere rendite.

Poi vedo cosa sta succedendo con le pensioni dei consiglieri di Stato e mi pongo delle domande:

Perchè a loro bastano 15 anni di contributi (di cui una parte riscattabile, seppur illegalmente a quanto pare) per andare in pensione con più di 12.000 franchi al mese e a me ne servono più di 40 per andare in pensione con 2.000 franchi?

Perché loro i contributi non li vogliono pagare e io invece sì?

Perché loro possono acquistare degli anni di contributi di cassa pensione che valgono un sacco di soldi a dei prezzi da Black Friday?

Perché se loro smettessero di fare il consigliere di Stato adesso, riceverebbero, senza contribuire con un franco, una rendita ponte fino alla pensione equivalente a quello che io prenderei dalla cassa pensione dopo oltre 40 anni di lavoro, e se invece io smettessi di lavorare non riceverei assolutamente nulla?

Il «mestiere» del consigliere di Stato è sicuramente impegnativo e carico di responsabilità (a parte quando ci sono gli scandali e dicono che nessuno gli aveva detto nulla) e lautamente retribuito (1/4 di milione di franchi all’anno); ma non per questo più dignitoso e utile alla società di altri mestieri, come ad esempio quello di operatrice delle pulizie in un ospedale che ha invece un salario minimo di poco superiore ai 3.000 franchi al mese.

Se nulla hanno pagato, nulla pretendano!

* candidato MPS-POP-Indipendenti al Gran Consiglio

L’OPINIONE pubblicata sul Corriere del Ticino del 19.02.2018

 

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