mercoledì, luglio 24

Salario minimo: di cosa stiamo parlando?

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Lunedì 11 febbraio si è svolto il primo dibattito organizzato dalla RSI per le elezioni cantonali 2019. Dal pubblico a casa, sul finire della trasmissione, è stato chiesto alle candidate e ai candidati di esprimersi in merito al salario minimo e in particolare di spiegare cosa volesse dire per loro un “salario minimo dignitoso”. Interpellati dai giornalisti, i rappresentanti dell’ala borghese di destra (PPD, PLR, Lega e UDC) non hanno dato risposte chiare e precise: c’è chi ha rimandato tutto al dibattito in commissione della gestione prima e in parlamento dopo, chi ha deciso di affidarsi al “dialogo fra parti sociali”, senza tuttavia distanziarsi granché dalle proposte della commissione della gestione di un salario minimo di 19 franchi e qualcosina. E fin qui niente di sorprendente: non è infatti un segreto l’avversione dei rappresentanti borghesi, e dei loro sostenitori, all’introduzione di un salario minimo dignitoso in Ticino.

Ciò che sorprende è il fatto che le candidate e i candidati di PPD, PLR, Lega e UDC si siano completamente dimenticati – per usare un eufemismo – della sentenza del Tribunale federale del 21 luglio 2017, con la quale i giudici losannesi hanno confermato la nuova legge adottata dal Canton Neuchâtel che prevedeva un salario minimo di 20 franchi all’ora. Così come tutte le sentenze del Tribunale federale, anche quest’ultima è applicabile in tutta la Svizzera, Cantone Ticino compreso. Può essere condivisibile o meno, ma così è. Così come valgono le sentenze sulle quali Norman Gobbi si basa per sostenere quel pasticcio giuridico che è la nuova legge sulla polizia, così come valgono quelle del Tribunale amministrativo federale che limitano i diritti di richiedenti l’asilo applicate con particolare zelo dai funzionari dell’Ufficio della migrazione, così come vale quella che ha abolito la LIA e, per finire, così come viene applicata quella sull’amnistia fiscale che ha permesso di recuperare ben 2 miliardi di patrimoni nascosti.

Come lista MPS-POP-Indipendenti sosteniamo l’introduzione di salari minimi legali di 4000 franchi lordi (13 mensilità per 40 ore settimanali) per un lavoro non qualificato, 5000 per un lavoro qualificato e 6000 per un lavoro che richieda una formazione terziaria. Un salario minimo che permetta di vivere in Ticino non è solamente un costo sulle spalle del padronato, ma rappresenta anche e soprattutto un beneficio per l’intera società e l’economia tutta: i soldi guadagnati dalle lavoratrici e dai lavoratori saranno spesi per l’acquisto dei beni e servizi prodotti nelle aziende. Inoltre, tale spesa sarà legata al territorio in modo molto maggiore rispetto agli utili che le aziende registrano e che, vista la fase congiunturale odierna, preferiscono piazzare sui mercati finanziari, senza nessun risvolto positivo per il Ticino. Sempre più famiglie oggi non riescono a far fronte alle loro spese, come dimostra il numero crescente di persone al beneficio dei sussidi di cassa malati. Un salario minimo che permetta di mantenere sé e la propria famiglia non è un lusso, ma è una condizione basilare per una società che si autodefinisce sviluppata.

Si può contestare la proposta di almeno 4000 franchi mensili, così come si può non essere d’accordo con la sentenza del Tribunale federale, ma ciò non toglie che la base di qualsiasi discussione deve essere il salario minimo di 20 franchi orari come stabilito dai giudici di Losanna. Altrimenti, di cosa stiamo parlando?

*candidato per il Gran consiglio nella lista 02 MPS-POP-Indipendenti.

Articolo pubblicato il 27.02.2019 nella sezione Ospiti Blog del sito www.ticinonews.ch

 

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