domenica, marzo 24

Una mattina di sole spudorato

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di Franco Berardi Bifo*

Ho appena partecipato a un immenso corteo, e ho scritto su un foglietto le parole che ho letto sui cartelli fatti a mano da migliaia di ragazzini, di studenti, di insegnanti, di mamme e di nonne.
“Fra cinquanta anni voi sarete morti ma non vorremmo esserlo anche noi”
“Salviamo la terra dalle crudeltà umane”
“Se la terra fosse una banca l’avrebbero già salvata”
“Lo smog puzza più delle scoregge” (striscione portato da una scolaresca delle elementari).
“Brucia il padrone non il carbone”
“Chi cavolo è Rita Pavone”
“Cool kids saving hot world”
“What capitalism does not understand is that there is no economy in a dead planet”
“Alziamo la voce non il livello dei mari”
“Ci avete rotto i polmoni”
“Non serve lavorare in un mondo che muore”.
Penso che questo sia l’inizio di un fenomeno assolutamente inedito e destinato a durare nei decenni. Ma già nelle prossime settimane questo evento è destinato a proliferare, a portare sulla scena una nuova generazione culturale. Ma – indipendentemente dai tempi di maturazione di questo movimento, che possono essere lunghi e dolorosi – è bene cominciare a immaginarne le evoluzioni prossime. A questo scopo voglio fissare alcune considerazioni a caldo, mentre gli strilli non hanno ancora smesso di risuonare nelle strade di uno spudorato giorno di sole.

Roma, foto di Riccardo Troisi
Prima osservazione: il movimento nato dall’azione di una ragazza che non distingue le sfumature ha carattere irreversibile perché ha già creato un senso comune generazionale, e uno stile: lo stile è definito da due gesti.
Primo gesto: I want you to panic. Rifiuto di ogni priorità della ragione politica e della ragion economica, primato all’esplosione panica che permette alla generazione autistica di uscire dal silenzio.
Secondo gesto: O bianco o nero. O abolite subito le cause dell’avvelenamento o non le abolite. Le decine di milioni di bambini e ragazzini che hanno percorso oggi le strade di centinaia di luoghi urbani, e hanno fatto con le loro mani cartelli e striscioni, hanno iniziato un processo di auto-identificazione culturale che non può dissolversi perché non ha carattere politico ma etico, estetico e culturale.
Seconda osservazione: questo movimento ha carattere assolutamente radicale e anticapitalistico. Anche se la coscienza di questo emergerà nel tempo, l’incompatibilità tra crescita-profitto-competizione e respirazione del polmone collettivo è lampante.
Il Bundestag ha bocciato ieri una proposta di legge che vieta i diesel nei centri cittadini. La politica non sceglierà mai la vita contro il profitto, perché l’orizzonte della politica è il capitalismo. Occorrerà abbandonare a se stessa la politica, disertarla. Occorrerà re-inventare la politica come funzione di abolizione del capitalismo.
Al corteo cui ho partecipato, a Bologna, ho preso nota dei contenuti di decine di cartelli. Solo quattro dicevano: Ambientalismo = anticapitalismo, Destroy capitalism e così via. Solo quattro. Ma la crescita del movimento non potrà che portare alla scoperta che il capitalismo si fonda sulla priorità assoluta e indiscutibile dell’economia di crescita e di profitto. E l’economia di crescita e di profitto è incompatibile con la vita sulla terra.
Il capitalismo è morto e noi viviamo dentro un cadavere, senza trovare la via d’uscita.
Terza osservazione: questo movimento è destinato a scoprire ben presto che la devastazione dell’ambiente è irreversibile, perché le sostanze tossiche si depositano nell’atmosfera nei venti anni successivi alla loro emissione, e perché sono ormai in atto processi di feedback positivo che non si possono interrompere o rovesciare. L’apocalisse non è più evitabile, e questo movimento nasce nell’apocalisse.
Ma tutti i movimenti che hanno cambiato il corso della storia (per esempio il 1968, che ebbe caratteri generazionali molto simili a questo, e che rapidamente si radicalizzò su posizioni anticapitaliste) si propongono inizialmente obiettivi “irrealistici”. Non c’è bisogno di un movimento per realizzare obiettivi realistici, i movimenti nascono proprio per porre all’ordine del giorno l’impossibile, e nella fase di maturazione attivano risorse (intellettuali, tecniche, psichiche, politiche) che non esistevano prima del manifestarsi del movimento.
Questo movimento contiene le energie intellettuali del prossimo passaggio evolutivo, che passerà attraverso lo smantellamento e riprogrammazione della Mega-Macchina.
Questa generazione è nata nella Mega-Macchina, questo movimento le insegnerà come smontarla e riprogrammarla.

*articolo apparso sul sito www.comune-info.net il 15 marzo 2019

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