mercoledì, luglio 24

No alla RFFA: AVS e tassazione dei dividendi

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Con la Riforma II della fiscalità delle imprese è stata introdotta l’imposizione parziale dei dividendi per chi detiene una partecipazione del 10% e più: in chiaro se io ricevo 100 franchi di dividendi, pago le tasse solo su 60 franchi. Questa misura ha reso estremamente conveniente per chi è sia dipendente che azionista pagarsi in dividendi invece che con un normale salario: non solo risparmia sulle tasse, ma anche sui contributi sociali visto che sono calcolati in percentuale sul salario.

Esempio: con un salario di 450’000 franchi io verso 23’175 franchi di AVS e il datore di lavoro pure. Con un salario di 50’000 franchi invece verso 2’575 franchi di AVS e lo stesso l’impresa. Se invece di un salario di 450’000 franchi, ricevo 50’000 franchi di stipendio e il resto in dividendi l’AVS perde 41’200 franchi.

Con questo sistema l’AVS h perso milioni di entrate. Anche medici, avvocati, architetti o altri liberi professionisti con salari elevati hanno trasformato le loro ditte individuali in società per azioni per poter “risparmiare” sull’AVS. Nel 2017 il presidente delle Casse cantonali di compensazione AVS, Andreas Dummermuth, aveva messo in guardia: “È una fuga dalla solidarietà. “Abbiamo il sistema sanitario più caro d’Europa e poi persino i medici si sottraggono al principio di solidarietà”. “Non capisco perché non tassare maggiormente i privati che ricevono dividendi eccessivi. Tutta la popolazione e l’economia finiranno per dover pagare contributi salariali più elevati o un’IVA più elevata.

Per correggere questo passaggio da salari a dividendi che svuota le casse AVS, il Consiglio federale ha calcolato che i dividendi dovrebbero essere tassati almeno al 70% sia a livello cantonale che federale. Nella RFFA però questa percentuale è più bassa, quindi pagarsi in dividendi continuerà ad essere vantaggioso e l’AVS continuerà ad essere in pericolo.

L’Amministrazione federale ha calcolato che con le misure della RFFA i problemi dell’AVS saranno ritardati di soli 3 anni. Per ritardarli di 10 anni è necessario applicare anche le misure previste dalla Riforma AVS21, vale a dire aumento dell’IVA di 1,5 punti percentuali e aumento dell’età di pensionamento delle donne a 65 anni.

Se passa la RFFA noi dovremo pagare più contributi, più IVA e le donne dovranno lavorare di più ma le pensioni non aumenteranno di un solo centesimo. E intanto gli azionisti potranno continuare al sottrarsi al principio di solidarietà “risparmiando” sui contributi.

 

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