Ecco tre soluzioni sui rimborsi ai ministri

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Nei giorni scorsi il Gran Consiglio ha discusso a lungo sull’iniziativa “Prima i nostri”. Al di là del giudizio su quella iniziativa (noi l’abbiamo combattuta!) hanno colpito le motivazioni degli oppositori. Costoro non ne hanno contestato il contenuto xenofobo (alla Le Pen “Les Français d’abord”), ma insistito sulla necessità di rispettare le leggi, di osservare il diritto superiore, di evitare di realizzare “mostri giuridici”. La loro opposizione a questa iniziativa, possiamo dirlo, è stata fondata tutta sul “sacro” e “inviolabile” rispetto delle leggi.

A difendere questo punto di vista in quel dibattito sono stati gli stessi che mostrano di avere avuto comportamenti poco rispettosi delle leggi. A cominciare proprio dai consiglieri di Stato che, da anni, si assegnano indennità e rimborsi spese senza che vi sia uno straccio di legge che li autorizzi a farlo.

E quando, qualche mese fa, ho posto questa semplice domanda (siete autorizzati a versarvi queste indennità? Siete autorizzati ad estenderle anche al Cancelliere?) la risposta è stata delle più sprezzanti ed arroganti. Cosa vuol saperne Pronzini di come funziona lo Stato? Come si permette di “disturbare” chi lavora per il “bene comune”?

Le cose, a distanza di poco tempo, si sono chiarite. Quanto l’MPS ha denunciato è stato confermato, punto per punto, addirittura dal Procuratore Generale che, se è vero che – finora almeno – non ha riconosciuto responsabilità penali, ha riservato a Governo e Parlamento uno di quei “cazziatoni” che resteranno nella storia politica di questo paese. Lor signori hanno dimostrato, qualora fosse necessario, di avere lo spessore morale della carta velina!

A uscirne molto male è il Parlamento cantonale (tutto lo schieramento), quello che, sulla carta, dovrebbe esercitare il controllo sull’operato del governo. Invece che essere un pungolo critico verso il governo, esso si è adeguato mostrando un ruolo del tutto subalterno.

Questa nuova vicenda arriva dopo il caso Argo1. Ha molti aspetti assai simili. Lì vi era un consigliere di Stato che firmava contratti (per più milioni) senza sapere, così lui dice, cosa firmava; qui ci sono tutti i consiglieri di Stato che si sono attribuiti indennità e rimborsi senza sapere, così hanno detto al Procuratore generale, cosa stessero firmando. Versioni, chiaramente, poco credibili. A tal punto che il Procuratore Generale, così sembra, avrebbe riaperto l’inchiesta.

Come uscire da questa vicenda? Vi sono due cose che si devono fare.

La prima è che il governo dovrebbe chieda scusa al Parlamento per averlo tenuto all’oscuro e il Parlamento faccia altrettanto con la popolazione che vive e lavora in questo Cantone per non aver esercitato il mandato di vigilanza che la legge gli affida.

La seconda è di interrompere il versamento di tutte queste indennità e di restituire quanto è stato indebitamente percepito.

Vi è poi un terza cosa a fare: ma per questa bisognerà aspettare il mese di aprile del prossimo anno.

* Commento del Deputato MpS Matteo Pronzini apparso su il Caffé del 25.2.2018

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