«Legare le due politiche è un ricatto al popolo»

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L’MPS è stato in prima linea nell’osteggiare la riforma. Significa che non volete i 20 milioni di franchi a sostegno delle famiglie?

«Il 29 aprile si vota su 52,5 milioni di sgravi per grandi imprese e milionari, non sulle misure sociali. Comunque, la ventina di milioni di franchi per le cosiddette “misure sociali’’ ci sono già, visto che verrà usata parte dei prelievi per gli assegni per i figli. Né le imprese, né il Cantone verseranno un franco di più, è questa la verità, come conferma persino il Consiglio di Stato nel suo messaggio».

Ma allora qual è la vostra soluzione?

«Usare quei soldi per misure sociali, magari potenziando gli assegni familiari, senza obbligare i cittadini ad accettare 52,5 milioni di sgravi per le grandi aziende e i milionari. Senza dimenticare che un vero rafforzamento della politica sociale, rispetto alle emergenze attuali, richiederebbe ben altri interventi. Ripeto, i soldi per queste misure minime ci sono già: perché ricattare i cittadini obbligandoli ad accettare sgravi che alla fine si ritorceranno contro loro stessi?».

Dire sì alle misure sociali ma no a quelle fiscali non è un po’ come fare i conti senza l’oste?

«Prima di tutto vale la pena ricordare che queste cosiddette misure sociali sono tutt’altro che il non plus ultra della socialità. In particolare, contrariamente a quanto si afferma, non garantiranno né la diminuzione automatica delle rette negli asili nido, né in quanto tali permetteranno di migliorare i salari di chi lavora negli asili nido o le loro condizioni di lavoro. Prendiamo l’esempio dell’assegno parentale, 3.000 franchi una tantum, come se per un anno si ricevessero 250 franchi al mese. Ora, qualcuno pensa seriamente che con un simile contributo un genitore possa rinunciare al proprio lavoro, e al reddito che ne deriva, per potersi occupare del figlio nel primo anno di vita?».

Se i cittadini vi danno ragione e bocciano la riforma, cade tutto il pacchetto? Avete considerato questa evenienza?

«La colpa non sarà dei cittadini che rifiutano di fare ancora regali fiscali ai più ricchi e alle grandi imprese, ma di chi pensa che ogni progresso sociale debba essere legato ad un vantaggio per le imprese. Di questo passo eventuali aumenti salariali saranno condizionati a sgravi fiscali. Cioè dovremmo pagarci noi stessi i nostri aumenti di salario».

Ma se i grandi contribuenti se ne vanno dal Ticino è un bene o un male?

«In dieci anni il numero dei contribuenti con oltre 5 milioni di sostanza è raddoppiato passando da 538 a 1.080, mentre quelli con oltre un milione di sostanza sono aumentati del 63%. Il numero di imprese dal 2008 a oggi è passato da circa 20.000 a oltre 38.000. Non mi pare ci sia una “fuga” di contribuenti. Eppure non ci pare di vedere attorno a noi una grande felicità sociale. Il numero di disoccupati continua ad aumentare, così come il numero di coloro che vorrebbero lavorare di più ma non trovano la possibilità, infine è raddoppiato il numero delle persone in assistenza e i salari sono calati in molti settori. Trovare un posto di apprendista o di lavoro per un giovane è diventa un’impresa. La politica dei privilegi fiscali per pochi non ha contribuito a migliorare le condizioni sociali della maggioranza».

Associazioni come FaftPlus o la Federazione delle famiglie diurne hanno espresso il loro sostegno alla riforma. L’MPS non ha ascoltato i diretti interessati?

«Il referendum ha raccolto 11.000 firme: mi pare che sia già un primo e buon “ascolto”. È un peccato che queste associazioni, che oggi si schierano a favore di ulteriori regali fiscali alle grandi imprese e ai milionari, non si siano mobilitate l’anno scorso, quando si votava sui tagli alle famiglie. In due soli anni sono stati tolti gli assegni di prima infanzia e quelli integrativi a 811 famiglie e la spesa per questi aiuti è stata ridotta di oltre un terzo, sono stati ridotti i sussidi di cassa malattia e tagliate le borse di studio. È questa grande maggioranza della popolazione, toccata da queste misure, formata da salariati che vivono sempre peggio e lavorano (quando riescono) in questo cantone che crediamo di rappresentare».

A differenza del voto nazionale, il Ticino aveva detto sì alla Riforma III delle imprese. Perché contrastare la volontà popolare?

«Non è che il 51,2% a favore di una riforma sia stato un plebiscito: di fatto il cantone era spaccato. Oggi la situazione è diversa perché, dopo questa riforma, l’assalto alle finanze pubbliche continuerà. È già in circolazione la nuova versione delle riforma fiscale federale, il Progetto 17, che comporterà altri sgravi a favore delle imprese. E Christian Vitta ha già annunciato un terzo pacchetto di sgravi fiscali. Così attireremo nuove imprese, quelle come Gucci che tanto piacciono a Christian Vitta, ditte che imbrogliano il fisco (del loro Paese e magari anche del nostro), offrono salari indecenti con i quali nessuno può vivere in Ticino e condizioni di lavoro precarie che portano indietro di cinquant’anni le condizioni di lavoro».

*Intervista di Giuseppe Sergi del coordinamento dell’MPS apparsa sul Corriere del Ticino del 9.4.2018.

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