Il 29 aprile diciamo con forza NO!

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Non è vero che le aziende non pagheranno nemmeno un centesimo in più per il cosiddetto pacchetto sociale che accompagna la riforma fiscale; ci siamo sbagliati e abbiamo comunicato in modo sbagliato. Le cose, a dire il vero, stanno anche peggio! Non solo le imprese non pagheranno un centesimo in più, ma si riprenderanno una parte di quello che oggi già pagano per gli assegni per figli e che, anche a causa di un assegno basso e fermo da molti anni, ha permesso di accumulare forti eccedenze. È questo numero di alto illusionismo messo a punto da Vitta, Beltraminelli, Bertoli e soci.
I datori di lavoro finanziano, con un prelievo sulla massa salariale delle loro imprese, gli assegni per figli. In Ticino sono versati gli importi previsti dalla legge federale (200 franchi per ogni figlio fino ai 15 anni e uno di 250 Fr. per chi ha un figlio in formazione fino ai 25 anni). Il Cantone non ha mai pensato di aumentare questo importo anche se la legge federale glielo consentirebbe.
Aumentando la massa salariale sottoposta a  prelievo e fermi ormai da oltre un decennio gli importi, si sono accumulati parecchi milioni non ridistribuiti. Ed ecco la pensata di Vitta e soci: perché non restituire questi soldi alle imprese facendo passare il tutto come una grande operazione sociale e, in questo modo, giustificando ulteriorisgravi fiscali per ricchi e grandi imprese?
Detto fatto, ecco il pacchetto fiscale che prevede la creazione di un fondo per finanziare le nuove misure “sociali” con un prelievo dello 0.12% sulla massa salariale; la stessa percentuale verrà diminuita dal prelievo degli assegni per figli. In pratica un trasferimento milionario dal finanziamento dell’assegno per figli a questo nuovo fondo.
Questo nuovo fondo, in realtà, non ridistribuirà questo soldi sotto forma di prestazioni sociali dirette, se non in misura molto piccola.
Il grosso verrà di fatto restituito alle imprese in cambio di prestazioni a carattere sociale tutt’altro che chiare e definite. Una restituzione alla cieca.
Se prendiamo come punto di riferimento la “riforma sociale” a regime (cioè nel 2021) avremmo una spesa globale per tutti gli interventi di circa 20 milioni. Più della metà sono riconducibili a due voci: il potenziamento dei servizi e delle strutture di accoglienza (circa 8 milioni) e servizi e strutture aziendali (circa 3 milioni). Si tratta di soldi che verranno dati agli asili nido e ad altre strutture, sotto forma di sussidi, o alle aziende per le strutture di “accoglienza” che dovrebbero promuovere.
Che si tratta di soldi che dalle imprese vanno alle imprese (senza garantire nulla in cambio) non è immediatamente percepibileperché, evocando il termine asili nido, il pensiero corre immediatamente a una struttura di tipo formativo e socia le di natura pubblica: dopo tutto la struttura degli asili pubblici e gratuiti da diversi decenni ha caratterizzato il Ticino.
Ma la realtà per la fascia inferiore di cura dei bambini, appunto gli asili nido, è ben diversa: nella loro grande maggioranza sitratta di imprese private create con l’obiettivo di realizzare profitto.
Il Cantone li finanzia già in modo massiccio e, questo è certo, aumenterà ulteriormente questo sussidiamento senza nessuna garanzia che le condizioni di lavoro e salariali in questi asili nido, così come i criteri di qualità, miglioreranno.
In poche parole grazie a questa riforma non solo le imprese potranno godere di sgravi fiscali importanti,  ma potranno recuperareuna parte dei contributi versati per altri obiettivi, in particolare il pagamento degli assegni per figli.
Proprio qui tocchiamo con mano la pochezza della cosiddetta “riforma sociale”. Quei soldi vengono di fatto sottratti ad un possibile miglioramento dei salari di decine e decine di migliaia di salariati attraverso un aumento degli assegni per figli. È quanto ha fatto, ad esempio, un altro cantone che ha pure realizzato uno scambio fiscalità-socialità. Pensiamo al canton Vaud che ha aumentato gli assegni per figli da 230 a 300 fr. al mese e quelli di formazione da 300 a 400 fr. al mese. Uno “scambio” comunque inaccettabile, ma sicuramente di altra portata di quella inesistente “simmetria dei vantaggi” che i fautori della riforma fiscale proclamano esista in Ticino grazie alle cosiddette “misure sociali”.
Ad avere dei vantaggi, sia dal pacchetto fiscale che da quello “sociale”, come abbiamo visto, saranno di fatto solo le imprese.

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