Officina e scelte democratiche

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Sembra proprio che nel mese di giugno l’esecutivo cantonale e quello della capitale presenteranno i messaggi relativi al finanziamento della dichiarazione d’intenti firmata lo scorso mese di dicembre con le FFS. Una dichiarazione che prevede, quale sostegno cantonale e comunale, alla costruzione di un nuovo impianto industriale in sostituzione dell’attuale Officina un versamento di 100 milioni da parte del Cantone e di 20 milioni da parte del Comune. Le due istituzioni giustificano questo versamento con il fatto che potranno mettere le mani su circa la metà dell’attuale sedime occupato dall’Officina, il restante resterà nelle mani delle FFS per il loro progetto di speculazione immobiliare.

Si continua a far finta di non capire…

I due messaggi (come hanno ampiamente spiegato i due esecutivi) si concentreranno sulla questione del passaggio di proprietà del terreno e giustificheranno l’operazione, come detto, sostanzialmente come un trapasso immobiliare.

Le cose stanno, in realtà, molto diversamente e solo chi non vuol vedere (e fa finta di non capire) può comprendere in questo modo le cose.

In realtà le FFS hanno presentato diversi scenari per il futuro dell’Officina: quella prescelta è, come noto, la costruzione di un nuovo impianto; non ritorniamo qui sulla questione per noi ormai assodata: non si tratta di una “nuova” Officina, ma di una sorta di deposito dedicato alla piccola manutenzione che rappresenta una rottura storica, produttiva e industriale con l’Officina. Tutta un’altra cosa.

Tra questi scenari quello che le Officine hanno presentato come l’unico conveniente a loro come impresa era quello della chiusura dell’Officina FFS di Bellinzona ed il trasferimento di tutte le attività altrove. Questa “minaccia” è stata d’altronde ripetuta addirittura alla conferenze stampa di presentazione della dichiarazione di intenti sui quali si basa tutta l’operazione; senza che nessun membro eminente delle istituzioni presente a quel tavolo sentisse il bisogno di rispondere per le rime a questo personaggio che presentava, come se nulla fosse, un ricatto bello e buono che rappresenta un insulto a tutti i salariati e gli abitanti di questo Cantone.

Ma le cose ormai hanno preso questa piega ed appare evidente a tutti che né il governo, né il Municipio di Bellinzona sanno fare altro che genuflettersi di fronte agli ordini impartiti dalle FFS

E così le proposte di governo e Municipio rappresenteranno richieste di credito “al buio”: ancora non si saprà cosa e come verrà lavorato in questo nuovo stabilimento industriale, né quale sarà, ammesso e non concesso che ci sia, la continuità produttiva con l’attuale Officina.

Anzi, a dirla tutta i segnali sono sempre più preoccupanti. Prova ne sia una cifra circolata di recente che vorrebbe che in questa futuro stabilimento industriale si lavorassero 200’000 ore annuali. Cifra che, ricondotta al numero di posti a tempo pieno, farebbe crollare l’occupazione a poco più di un centinaio di posti di lavoro. E pur aggiungendo i posti di lavoro indiretti (cioè quelli non strettamente legati alla produzione) la prospettiva è di arrivare al massimo a circa 150 posti di lavoro; ben lontani dunque da quei 230 (un terzo in meno) ai quali FFS, governo e Municipio di Bellinzona, seppur in modo contraddittorio e mutevole, hanno sempre fatto riferimento.

E la democrazia?

Vi è un aspetto decisivo in quanto sta succedendo e che dimostra quanto a governo e Municipio di Bellinzona dell’opinione dei cittadini e delle cittadine importi poco. Ci riferiamo al fatto che queste proposte di crediti milionari avvengano in un contesto in cui esse sono tutt’altro che praticabili senza ostacolo alcuno.

È infatti noto a tutti come l’iniziativa “giù le mani dall’Officina” sia pendente, da ormai dieci anni, presso il Parlamento. Essa chiede che l’Officina resti dov’è e che attorno ad essa si sviluppi un polo tecnologico-industriale nel settore dei trasporti pubblici. È una preoccupazione che i lavoratori dell’Officina, promotori dell’iniziativa, hanno sempre avuto fin dall’avvio dello sciopero di dieci anni fa.

Ora, se l’iniziativa venisse accolta, l’ipotesi contenuta nella dichiarazione di intenti (chiusura dell’Officina, costruzione di un nuovo sito industriale, sfruttamento del terreno Officina per speculazione immobiliare da parte delle FFS e surreale “parco tecnologico” da parte della città e del Cantone) crollerebbe miseramente. E questo per decisione dei cittadini e delle cittadine di questo Cantone che, a noi pare, un minimo di apparenza democratica vorrebbe potessero pronunciarsi prima che altri facessero fughe in avanti pregiudiziali all’esercizio vero di questa pratica democratica.

Non sappiamo ancora quali saranno i tempi perché l’iniziativa venga sottoposta al voto (ormai è certo che si farà ed anche i tentati di fiaccarne la validità giuridica – la sua ricevibilità – si sono rivelati vani visto che essa ha, sostanzialmente, tenuto, nelle sue richieste principali, di fronte a tutte le verifiche giuridiche); ma è certo che essa dovrebbe essere votata prima che il Parlamento e il Consiglio Comunale si esprimano su crediti relativi a progetti che nello spazio di pochissimo tempo diventerebbero privi degli oggetti ai quali sono dedicati.

Ma, si sa, la democrazia non è un esercizio nel quale hanno dato prova di brillare il governo ticinese e il Municipio di Bellinzona…

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