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Se le misure di accompagnamento...favoriscono il dumping

3’200 Fr. lordi per combattere il dumping salariale? Ma fateci il piacere…

a cura del coordinamento MPS

In questo cantone tutti sproloquiano sul dumping salariale. Tutti, a parole, affermano di volerlo combattere. Ma poi, alla prova dei fatti, tutti tacciono oppure accettano soluzioni che invece di combattere il dumping salariale di fatto lo favoriscono
È quanto sta capitando, è l’ultimo esempio in ordine di tempo ma se ne potrebbero fare molti altri, con il nuovo contratto normale di lavoro per i saloni di bellezza, frutto dell’azione della commissione tripartita e dell’associazione di categoria, e messo in vigore dal Consiglio di Stato a partire dal 1° aprile.
I contratti normali di lavoro, con l’obbligatorietà per salari e orari di lavoro, sono delle famose “misure di accompagnamento”, previste nell’ambito degli accordi bilaterali e della libera circolazione, che avrebbero dovuto impedire il dumping salariale e sociale.
In altre parole, laddove la commissione tripartita dovesse constatare situazioni di abuso salariale, frutto presenza massiccia di manodopera estera, e in mancanza di qualsiasi regolamentazione salariale, ebbene in questi casi la commissione può proporre al governo di stabilire salari minimi legali obbligatori (cioè con forza di legge) per tutto il settore.
Evidentemente per fare sì che effettivamente questi minimi salariali possano rappresentare uno strumento efficace contro ilo dumping salariale è necessario che essi propongano livelli salariali adeguati per un lavoratore residente in Ticino e permettergli di sbarcare il lunario in modo dignitoso. E, in questo modo, rendere poco o per nulla attrattiva, per i datori di lavoro, l’assunzione di manodopera estera disponibile in gran quantità e pronta a lavorare per salari molto più bassi.
Il contratto normale di cui parliamo (che in realtà fissa solo il salario minimo per un certo orario settimanale, rimandando per tutti gli altri aspetti – e non sono i meno importanti – al Codice delle Obbligazioni e alla Legge sul Lavoro) è un esempio di come misure che dovrebbero proteggere dal dumping salariale in realtà lo promuovano. Le disposizioni appena rese operative prevedono infatti un salario minimo lordo mensile di 3'200 franchi (17.18 fr. all’ora) per un orario lavorativo di 43 ore settimanali.
Ora, è possibile che queste nuove condizioni, se applicate, possano rappresentare un miglioramento per lavoratori e lavoratrici, oggi pagati ancora di meno. A questo punto però è chiaro a tutti salari lordi mensili di 3'200 franchi (cioè 12 volte circa 2'800 franchi netti) non solo si rendono legalmente (e sottolineiamo questo aspetto) poco attrattivi questi posti di lavoro per qualsiasi lavoratore residente; ma di fatto si “riservano” questi posti solo a chi con un salario di questo tenore (sono circa 2'000 euro netti mensili) può cavarsela bene vivendo in un luogo diverso dal Ticino.
Che la corsa sia al ribasso ce lo conferma lo stesso iter di questo contratto. Infatti nella prima pubblicazione (febbraio 2010) la proposta era leggermente migliore: sempre 3'200 franchi ma per 40 ore settimanali. Il padronato ha chiesto che l’orario venisse addirittura portato a 45 ore settimanali; alla fine, si è optato per una soluzione “intermedia”: così per aver diritto alla bella somma (lorda) di 3'200 franchi, si dovranno lavorare ben 43 ore settimanali!
Il problema di fondo è che fin tanto che non vi sarà un salario minimo legale valido per tutte le categorie e fissato tenendo conto delle necessità salariali e sociali di chi in Ticino lavora ma deve anche viverci, si continuerà, con provvedimenti come questo, ad alimentare il dumping salariale, non a combatterlo.
L’MPS aveva formulato una proposta chiara attraverso la sua iniziativa popolare per un salario minimo di 4'000 franchi mensili (per 13 mensilità e 40 ore settimanali). Il Parlamento ha detto che non si può fare, che la proposta irricevibile.
Attendiamo sempre le proposte concrete di questo bel mondo. Che nel frattempo tace di fronte ai risultati, come quello che abbiamo qui illustrato, delle loro tanto amate misure di accompagnamento; che si stanno rivelando non solo inefficaci, ma, se applicate, anche strumenti di promozione del dumping salariale, della povertà salariale, reddituale e sociale.

 

 
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