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Il Congresso social-liberale
Cambiare politica?...Alle eventuali
di Lucio Finzi
Chi si aspettava dibattito e discussione al recente congresso socialista è rimasto deluso. Non solo perché chi il dibattito avrebbe potuto promuoverlo (pensiamo ai compagni di Prospettive Socialiste) hanno deciso di accontentarsi di una precisazione delle loro posizioni alle... eventuali dell'ordine del giorno; ma anche perché la direzione del partito, sicura della propria forza, ha in un certo senso snobbato qualcuna delle critiche emerse negli ultimi mesi, tirando diritto verso il prossimo appuntamento elettorale.
Elezioni: il grande cemento
E non poteva essere che così, in un partito ormai fortemente istituzionalizzato e per il quale la politica corrisponde agli scambi istituzionali (nei quali rientrano anche, soprattutto in questa fase, referendum e iniziative). Se poi va un po' di culo, come in questo anno pre-elettorale, per cui ci sono diversi appuntamenti referendari (nazionali e cantonali) il gioco è fatto: si può continuare ad essere un partito di governo, fare cose assai brutte (come approvare il taglio dei salari per i funzionari cantonali) e continuare a presentarsi come un partito di "lotta", "diverso" dagli altri, al quale mancano solo i numeri per poter costruire un mondo veramente "alternativo"… Ha così avuto buon gioco il presidente Bertoli a mettere al centro del suo intervento la grande mole di lavoro istituzionale svolto dal partito. Iniziative (parlamentari e popolari), referendum, proposte varie presentate in Gran Consiglio. Chi afferma che il partito non si è profilato abbastanza, con proprie proposte, è stato servito a dovere. E con un simile ruolino di marcia, come non lanciare un appello all'unità, in vista delle prossime elezioni, per acquisire più forza e migliorare ancora questo "ottimo" stato di servizio?
Cambiare politica? Se ne discute alle eventuali!
In fondo gli oppositori hanno risposto affermativamente al presidente Bertoli. Si sono guardati bene dal criticare questa impostazione politica di tipo meramente istituzionale (avrebbero potuto facilmente mostrare come la grande "mole" di lavoro svolta ha prodotto ben poco in termini concreti a favore dei salariati e dei cittadini di questo paese); si sono guardati bene dal criticare la politica svolta dal rappresentante social-liberale in governo (a cominciare dal settore della sanità, ma anche su tutti gli altri temi sui quali ha sistematicamente marciato con i partiti borghesi); si sono guardati bene dal criticare gli orientamenti programmatici di fondo che sottostanno a questa pratica politica (a cominciare, ad esempio, dalla disastrosa posizione in materia di accordi bilaterali e libera circolazione). Eppure di temi da discutere ve ne sarebbero molti, dallo statuto della politica alla politica sindacale, dalla politica finanziaria a quella della formazione. Politiche che vedono oggi i social-liberali, a livello politico o amministrativo (come, ad esempio, nel caso della scuola), gestire ed applicare con disinvoltura politiche sostanzialmente neoliberali. In poche parole hanno rinunciato ad una critica di fondo dell'impostazione del partito per ritagliarsi un ruolo di "appoggio critico" del quale, dopo l'estate, non resterà che l'appoggio
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