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La riforma dell'assicurazione malattia negli USA

Un modello elvetico per Obama

di Lucio Finzi

Quello approvato dal Congresso americano ha molte analogie con il nostro sistema assicurativo L'estensione dell'obbligatorietà a quasi tutta la popolazione, un sistema di forti sussidi, la prevalenza totale delle assicurazioni private. Sono i pilastri del sistema approvato dal Congresso che ritroviamo nel nostro sistema assicurativo. Eppure nessuno, da noi, si sognerebbe di definire tale sistema un "progresso storico".
Oggi 46 milioni di Americani sono sprovvisti di qualsiasi assicurazione malattia. Con la nuova legge, a partire dal 2014, l'adesione ad un'assicurazione malattia diverrà obbligatoria per ulteriori 32 milioni di salariati, sostenuti da un sistema di sussidi pubblici. Si tratta, indubbiamente, di un passo avanti, soprattutto per tutte queste persone; ma la riforma è ben lontana dalle promesse del candidato Obama che ha annacquato il proprio progetto nel tentativo, rivelatosi vano, di ottenere anche il sostegno delle frange più conservatrici.
Uno dei aspetti centrale della riforma è stata la battaglia contro la predominanza delle assicurazioni private. Il progetto iniziale prevedeva la creazione di una assicurazione pubblica che avrebbe fatto concorrenza alle assicurazioni private, forzandole ad abbassare i loro premi. Ma, di fronte all'azione della potente lobby dell'industria sanitaria, vi ha praticamente subito rinunciato. Così, non vi sarà un'assicurazione pubblica e gli assicuratori privati potranno approfittare a piene mani dell'arrivo di milioni di nuovi assicurati, sussidiati da fondi pubblici.
Gli assicuratori sottoporranno i nuovi arrivati ad una serie di test e coloro che rappresenteranno alti rischi ipertensione, colesterolo, diabete, ecc) potranno vedersi raddoppiare i premi per la loro assicurazione. Gli assicuratori manterranno il controllo delle prestazioni e molti assicurati, una volta ammalati, si accorgeranno di non essere assicurati per la malattia che li ha colpiti e continueranno a dissanguarsi finanziariamente per riuscire a farsi curare.
Il nuovo sistema sarà molto costose per i contribuenti con redditi medi (9,5% del loro reddito), garantendo tuttavia una copertura limitata (70%) e contribuendo ad ingrassare l'industria privata della sanità. Per riuscire a far passare la legge, Obama ha pure accettato che nessun fondo pubblico andrà a finanziare l'interruzione di gravidanza. Venti milioni di persone continueranno a non essere assicurate, se si calcolano anche i milioni di clandestini che vivono negli USA: il che significa 23'000 decessi che avrebbero, ogni anno, potuto essere evitati.
La riforma contiene qualche misura positiva come, ad esempio, l'aumento dei finanziamenti per i centri di salute e del sistema pubblico Medicaid, riservato ai poveri; ma si tratta di misure che restano, complessivamente, insufficienti.
I repubblicani e l'estrema destra hanno condotto un'offensiva feroce per bloccarla legge, senza esitare a caricaturare Obama definendolo un "socialista" (una parola grossa negli Stati Uniti), un nemico interno, un razzista, Hitler, o, addirittura, l'Anticristo che annuncia la fine del mondo.
Il sistema sanitario americano, interamente privato e costruito sulla base della logica del profitto, non è quindi minimamente rimesso in discussione da questa riforma. Come affermano i medici progressisti si è somministrata aspirina per curare il cancro. Le lobby assicurative e farmaceutiche hanno visto ricompensati gli sforzi intrapresi ottenendo una legge che in definitiva protegge i loro interessi. Obama non ha mantenuto la promessa di rimettere in discussione gli interessi privati sebbene il suo elettorato sarebbe stato pronto a mobilitarsi se lo avesse fatto.
Le organizzazione di sinistra, così come il sindacato delle infermiere o le associazioni di medici, hanno sviluppato una campagna che chiedeva la sostituzione dell'attuale sistema basato sulle assicurazioni private con un sistema nazionale di assicurazione pubblico unico, basato sull'estensione e il miglioramento del sistema Medicare, attualmente in vigore per le persone anziane. Non hanno certo vinto, ma sono riusciti a farsi sentire. I sondaggi, infatti mostrano che due terzi degli Americani e il 59% dei medici sono favorevoli a un
sistema di questo tipo. Un buon punto di partenza per continuare la lotta per una vera riforma.
Da notare, infine, che anche da noi il problema di un sistema assicurativo pubblico e unico si pone con urgenza. Non certo nel senso di mettere in piedi una cassa malati pubblica nazionale che "farebbe concorrenza" a quelle private (è questa la logica nella quale sembrerebbe muoversi la prossima iniziativa del PSS); ma nel senso di considerare l'assicurazione delle persone contro le malattie (come è stato per lungo tempo in materia di infortuni con l'INSAI) come un ambito da sottoporre al principio della solidarietà e non a quello del mercato.
E, forse, guardando un po' in casa nostra, alle difficoltà e ai problemi del nostro sistema, meglio comprendiamo come di "storico" il modello americano di Obama non abbia proprio nulla.


 

 
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