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La crisi dell'euro e i piani di austerità contro salari e pensioni

L'Europa verso una nuova guerra sociale

di Charles-André Udry *

1.Dall'8 e 9 maggio scorsi - cioè dalla riunione urgente della BCE, di ECOFIN e del FMI per decidere il salvataggio di diversi paesi dell'UE - tutti i governi annunciano piani di austerità finanziaria "per salvare la zona euro". Una nuova guerra di classe ad ampio raggio viene dichiarata in Europa: quel che rimane dello Stato sociale, nato nel periodo del dopo Seconda Guerra mondiale, deve essere smantellato, a eccezione di quella "rete sociale" del tipo di quelle amate dalla Banca mondiale.

Il 10 maggio, un banchiere britannico vara una buona formula politica: "E' molto meglio far accettare un piano di questo tipo, dicendo che deve servire a salvare la Grecia, la Spagna e il Portogallo, che ammettere che serve principalmente ad aiutare e salvare le banche". Secondo la Citigroup, l'esposizione delle banche americane in Grecia, Irlanda, Italia, Portogallo e Spagna ammonta a circa 190 miliardi di euro. Venerdì 7 maggio è stato il giorno del massacro: nessuna banca o altro investitore voleva disfarsi dei loro titoli. "Non c'era più mercato" confessava un operatore della BCE, che ha mantenuto l'anonimato. E i bilanci delle banche nascondevano tra le loro pieghe ancora montagne di prodotti tossici, valutati a prezzi artificiali. L'organo tedesco di controllo sulle banche (Bafin) stimava a 800 miliardi di dollari i prodotti tossici ancora in possesso dagli istituti bancari (Financial Times, 24 maggio 2010).

È ancora necessario ricordare che su 16 membri della zona euro, solo 6 sono gratificati - se si può dire così - dalle agenzie di valutazione con la notazione AAA? Si tratta della Germania, dell'Austria, della Finlandia, della Francia, del Lussemburgo e dei Paesi Bassi. Una sorta di "nocciolo duro" - il club degli AAA - della zona euro, anche se la Francia viene considerata a volte al limite di questo ambito, nel quale la Germania dispone di un potere eloquente.
Questa notazione permette d'altronde all'Agenzia Francese del Tesoro (AFT) - Agenzia di gestione del debito dello Stato francese - di emettere un prestito di 5 miliardi di euro con scadenza aprile 2060, 50 anni dunque, sottoscritto per circa il 90% da investitori non francesi. Il 21 maggio 2010, il prestito di Stato francese più rinomato - Obbligazioni assimilabili del Tesoro (OAT) - trovava prestiti a un tasso d'interesse del 2,93%. Di che suscitare qualche reazione da parte della Grecia visto che i tassi di interesse dei "suoi" prestiti a scadenza di 10 anni oscillano attorno al 10%. E che le obbligazioni greche con scadenza a marzo 2012 avevano un rendimento lordo del 7,27%, mentre quelle della Francia (con la stessa scadenza): 0,61% (Il Sole 24 Ore, 24 maggio 2010). Tra le economie del "centro dell'UE" - o quasi al centro come la Francia - e quelle della periferia, la differenza è netta. I bei discorsi sulla convergenza europea escono fortemente ridimensionati da simili situazioni.

2.Viene dimostrata in questo caso anche una delle funzioni dell'euro: è diventata una moneta con un ruolo importante... ma nella rincorsa a obbligazioni internazionali. E quindi alla possibilità dei mercati (e cioè dei vari investitori finanziari) di esercitare una forte pressione, in quanto creditori, sui debitori. Sicuramente è anche possibile che capitali francesi rifugiati in Lussemburgo o in Svizzera costituiscano una parte degli acquirenti.

A questo proposito si può esaminare il documento pubblicato dalla NZZ am Sonntag (10 maggio 2010) e dal New York Times, che illustra l'ammontare del debito pubblico e le dipendenze incrociate dei debitori-creditori nei diversi paesi dell'Unione Europea (UE). Quest’evoluzione, accentuata nel corso degli ultimi anni, dimostra l'emissione dei flussi di capitale così come l'evoluzione del "credito-debito", con lo scopo di rispondere alle difficoltà di riproduzione del sistema e della società capitalisti. Marx insiste sulla natura del capitale fittizio dei titoli del debito pubblico1, fittizio, ma ben reale. Questa costatazione spiega, in parte, i "grandi tagli nella spesa pubblica", una delle condizioni per ottenere un anticipo d'esercizio primario, che permetta di far fronte al "carico" di un debito che registra, in parte, una socializzazione delle perdite di "attori economici privati".

3.Per quanto riguarda il discorso politico, è dunque definitivamente giunto al termine il periodo inauguratosi con il G20 del settembre 2009 a Pittsburgh. A quell'epoca Sarkozy dichiarava "Occorre rifondare il capitalismo"; "bisogna strozzare la speculazione". I mercati - cioè le banche, i fondi di investimento finanziario, i fondi pensione, le assicurazioni, le grandi imprese transnazionali molto mondializzate - hanno semplicemente dimostrato chi comanda veramente.

Lo scenario è sufficientemente chiaro. Nel 2008, le banche, le assicurazioni e i fondi di investimento sono stati salvati dal fallimento dagli Stati e dunque dai salariati-contribuenti. A partire dal 2009, questi attori finanziari hanno di nuovo fatto buoni affari. Le banche e gli hedge founds - che a livello internazionale si fanno una grande concorrenza - vogliono ora neutralizzare una possibile - anticipata - diminuzione dei redditi che provengono dalle loro azioni e dai dividendi perché il rilancio è molto debole. A questo scopo è indispensabile: assicurare la punzione degli interessi sul debito pubblico e consolidare i guadagni delle operazioni speculative sulle monete (tassi di cambio volatili) e sui debiti (titoli). Una delle strategie speculative (di attacco e di anticipo) consiste nel vendere allo scoperto titoli di Stato dei paesi più vulnerabili - senza averne la proprietà e prendendoli sotto forma di prestiti a coloro che li detengono nel loro portafoglio. Generalmente l'operazione viene fatta in due fasi. Per esempio, vendere per 5 milioni di euro obbligazioni di Stato a 88,76 euro, incassando 4,3 milioni di euro. Poi, tre giorni più tardi, quando il titolo é sceso a 87,76 euro, lo si riacquista guadagnando la differenza tra i due prezzi, meno la commissione pagata per aver preso in prestito questi titoli. Le operazioni con i CDS (credit default swap) funzionano nello stesso modo.

4.Da questo punto di vista, l'analisi di Paul Krugman é giusta quando spiega che, contrariamente alla santa dottrina ufficiale, l'interesse degli investitori nell'ottenere obbligazioni statunitensi a 10 anni - il cui tasso di interesse si situava a meno del 3,3%, venerdì 21 maggio 2010 -aveva origine dalla "crescita del pessimismo sulle prospettive di un rilancio economico, pessimismo che ha provocato il rifiuto da parte degli investitori di tutto ciò che ritenevano rischioso, per rifugiarsi nella sicurezza apparente del debito del governo USA".(El Pais, 23 maggio 2010)

Il fatto che l'austerità generalizzata adottata in Europa - nel momento in cui la ripresa si rivela difficile - conduca ad una depressione economica e sociale, come indicato da diversi economisti poco eterodossi, non è fonte di preoccupazione per gli "operatori". Questa preoccupazione appartiene ai governi - di centro destra o di centro sinistra - che devono puntellarsi direttamente sugli apparati burocratici sindacali per utilizzare i loro "tentennamenti" e applicare i piani di austerità e farne accettare i metodi. Il tutto invocando l'unità nazionale, la salvaguardia del paese, la necessità di una modernizzazione produttiva e amministrativa, perché l'entità dello choc destabilizzerà parecchio.

5.Nel dicembre 2009, il Bollettino mensile della BCE, nell'editoriale già indicava due obiettivi prioritari per l'UE. Il primo: flessibilizzare la legislazione del lavoro in Europa. L'FMI nel suo rapporto sulla Grecia, in data maggio 2008, insisteva con grande impegno su questo obiettivo. Che significa in termini più espliciti: primo, liquidare i diritti del lavoro ancora validi in un contesto di disoccupazione e di impiego sempre più precario, al fine di ridurre i "costi salariali"; secondo: riduzione drastica dei deficit e dei debiti pubblici. A breve termine e in modo massiccio: passare dal -14.3% del deficit del PIL nel 2009 al -2,9% nel 2014 in Irlanda; dal -11,2% al -3% nel 2014 per la Spagna; dal -9,3% al -2,8% nel 2013 per il Portogallo. Ridurre quindi i servizi pubblici (educazione e salute, ecc.), i salari e il numero dei salariati e delle salariate del settore statale e parastatale e le pensioni. Favorire le privatizzazioni in alcuni settori, ed analizzare per un certo periodo quanto può rendere la PPP: partecipazione-pubblica-privata.

La Romania ne é già un esempio. Dal 1° giugno 2010, i salari del servizio pubblico verranno diminuiti del 25% e le pensioni del 15%. Questo in un paese in cui il salario minimo è di circa 150 euro al mese! Anche nei paesi del Baltico é stata portata avanti con grande determinazione questo tipo di esperienza.

6.L'isteria degli "esperti" contro i deficit è silenziosa su quattro elementi:
- 1° Le origini dei deficit e dei debiti pubblici, cioè la crisi del 2007-2009, il salvataggio delle banche e l'aiuto alle industrie e alla costruzione.
- 2° Senza questi ammortizzatori (spese pubbliche e trasferimenti sociali), la caduta del PIL in Francia non sarebbe stata del 5% ma del 10%.
- 3° In Svezia la riduzione del deficit pubblico negli anni '90 - sempre citata come esempio - è stata possibile grazie alla crescita durante questo decennio e perché i trasferimenti sociali partivano da molto in alto. La Svezia ha potuto anche svalutare la sua moneta (la corona) per esportare, aumentando quindi la sua capacità di esportazione.
- 4° Ma la Grecia, la Spagna, il Portogallo... non possiedono sovranità monetaria (svalutare ed emettere moneta propria) e nella zona euro, non esiste una politica economica e di bilancio comune e "solidale". Viene messa in questione la loro "sovranità" e anche i diritti elementari di definire il loro budget, che comporta, a loro modo, una "scelta di società"

Oggi "i mercati" e i paesi dominanti del centro dell'UE (la Germania con il suo hinterland e i suoi alleati) impongono invece una politica di austerità generalizzata, con un particolare peso imposto alle popolazioni dei paesi "periferici", a nome di un rilancio della dinamica delle esportazioni, contraendo i salari diretti ed indiretti con lo scopo di ridurre i costi unitari del lavoro.

Ci si domanda come sia possibile abbassare i salari nella totalità dei paesi dell'UE ed anche ridurre gli unit labour costs nella prospettiva di aumentare i redditi delle esportazioni e combattere il carico del debito. Di fatto, le esportazioni si effettuano principalmente all'interno dell'UE. E' in corso un cannibalismo selettivo.

È la scelta del capitale tedesco (e dei suoi alleati più vicini) che, da un lato, utilizza a suo vantaggio la divisione internazionale del lavoro in seno all'UE e, dall'altra, tende a spostare il centro di gravità delle sue esportazioni al di fuori dell'UE, pur guadagnando parti di mercato all'interno.

Questa politica di deflazione sociale competitiva provocherà milioni di morti sociali. Imporrà decisioni totalmente al di fuori delle regole più elementari della democrazia parlamentare borghese.

La BCE (Banca Centrale Europea) accetta titoli del debito pubblico degradati che le banche possiedono e che si rifinanziano presso la BCE a meno del 1% di tasso d'interesse e continuano a portare avanti operazioni speculative sui debiti e le monete.

7.Il New York Times (Steven Erlanger) del 23 maggio 2010, per primo scrive che si sta rimettendo in causa il "modello sociale europeo". Durante questa guerra, l'esito delle prossime battaglie toccherà soprattutto l'ordine sociale e politico. Il bersaglio sono i salariati europei che dispongono delle più grandi tradizioni socio-politiche - nonostante le numerose sconfitte del passato.

Decisive saranno le mobilitazioni unitarie difensive -rifiuto dei tagli e del debito (con una accesso alla reale situazione dei conti pubblici e privati), un differente sistema fiscale, ecc. Tutto questo per poter accumulare le forze e mostrare una capacità di resistenza e di contrattacco. Non subire "la politica dello choc" che incombe e riportare in primo piano della politica questioni elementari ed essenziali.

Questioni che possono essere formulate così: per indirizzare l'investimento verso quelle produzioni di beni e servizi che rispondano ai bisogni sociali e ecologici, occorre che i salariati dispongano di un controllo sulle risorse che producono; di un servizio bancario pubblico controllato democraticamente; di un controllo sul funzionamento delle imprese, sull'appropriazione della ricchezza, come pure sulla sua ripartizione; di una riduzione del tempo di lavoro. E quindi: quali sono le priorità che vogliono darsi le società europee?

La difficoltà della situazione non deve condurre alla rinuncia di una prospettiva socialista, in particolare quella degli Stati Uniti socialisti d'Europa.

Di fatto questa prospettiva ha le sue radici nei problemi ai quali sono confrontati i salariati e le salariate. Senza questa prospettiva non è da escludere, alla fine di un certo lasso di tempo, un cambiamento della situazione politica con possibili esiti drammatici.

*Economista, animatore delle Editions Page Deux (Svizzera), membro del Movimento per il Socialismo (MPS). Articolo scritto il 25 maggio 2010 per un settimanale greco. La traduzione dal francese è stata curata dalla redazione di Solidarietà.


"L'accumulazione del capitale del debito pubblico non significa altro {…} che lo sviluppo di una classe di creditori di Stato che sono autorizzati a prelevare per sé una somma dal totale delle imposte […] Questi fatti dimostrano come persino un'accumulazione di debiti possa essere presentata come un'accumulazione di capitale" [Karl Marx, Il Capitale, Libro III, Tomo II, p. 138-139, Editions sociales, 1959 . traduzione nostra)
Detto altrimenti, le somme di denaro consegnate agli Stati Uniti dai creditori sono dunque sdoppiati dai titoli che li rappresentano: obbligazioni, buoni del Tesoro, ecc. Questi titoli duplicano questo denaro, ma poiché esso é speso in parte in modo improduttivo - per pagare il carico del debito, per esempio - non rappresentano nemmeno un capitale in funzione. Questi titoli sono solo capitali fittizi. Gli Stati creano dunque capitale finanziario fittizio. Ma i dirigenti di questi stati denunciano l'"esuberanza" finanziaria irrazionale!
La crescita dei debiti pubblici ha origine dalle difficoltà di riproduzione del sistema e della società capitalista. Da una parte salvataggi delle banche sull'orlo del fallimento - loro che hanno gonfiato la massa dei crediti ed hanno dunque partecipato alla crescita del capitale finanziario fittizio, quali agenti economici privati - e aiuti ai "settori privati " in difficoltà (l'automobile con i sui subappalti, la costruzione). Dall'altra, "spese sociali" per ammortizzare gli effetti (per quanto riguarda la domanda) delle recessioni e cercare di rendere stabile il potere attuale.
Oggi questi ammortizzatori sociali sono in pericolo. La priorità è per i creditori! Un test sociale e politico di portata storica su scala europea per chi domina …. e per i salariati e le salariate.


 

 
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