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Il mondiale di calcio in Sudafrica, riflessioni controcorrente

La Coppa del mondo, un’alienazione planetaria!

A colloquio con Fabien Ollier*

Lei paragona lo sport in generale, il calcio in particolare, ad un’alienazione planetaria. Cosa le ispira la Coppa del mondo?

È sufficiente immergersi nella storia delle Coppe del mondo per rilevarne la lunga infamia politica e la strategia di alienazione planetaria. Il Mondiale sudafricano, d’altronde, non fa eccezione alla regola. L’espressione del capitale più predatore è all’opera: le multinazionali partner della FIFA e varie organizzazioni mafiose si sono già buttate sul Sudafrica per trarne i maggiori profitti possibili. Un certo numero di giornalisti, che hanno lavorato in profondità sul sistema FIFA, ha messo in evidenza il funzionamento piuttosto malavitoso dell’organizzazione. Oggi non è un segreto per nessuno. C’è, inoltre, una certa indecenza nel far credere che la popolazione trarrà profitto da questa manna finanziaria. La pulizia dei quartieri poveri, l’espulsione degli abitanti, il rinnovo lussuoso di certe township tutto è stato controllato dalle “gang”, che non hanno l’abitudine di riversare i profitti. Con la maggioranza della popolazione che vive con meno di 2 euro al giorno, questa ostentazione di ricchezza è assai contestabile.
Il dispiegamento di forze di sicurezza, che si suppone siano lì per mantenere l’ordine e garantire la cosiddetta pace civile, in realtà non rappresenta altro che la costruzione di un vero e proprio Stato di assedio, uno Stato tipo “grande fratello”. Gli elicotteri, le migliaia di poliziotti e militari non sono lì che per controllare, parcheggiare la miseria e proteggere il lusso, permettendo così agli pseudo-appassionati di calcio di “vibrare”. La mobilitazione di massa degli animi attorno alle squadre nazionali induce allo sviluppo di un’isteria collettiva obbligatoria. Tutto questo è indicatore di una diversione politica evidente, di un controllo ideologico di una popolazione. In tempo di crisi economica, il solo soggetto che dovrebbe interessarci è la salute dei nostri piccoli calciatori. È una cosa pietosa!

Ma i francesi sono molto critici nei confronti della loro squadra nazionale...

Assistiamo piuttosto alla riduzione di ogni cittadino ad analista da salotto sportivo attraverso un processo d’identificazione. È un “tifosismo” obbligatorio travestito da “pensiero critico”, nei buoni come nei peggiori momenti. Esiste in realtà una propensione della maggioranza a reclamare la propria parte di oppio sportivo. Ma perché il disamore dei francesi verso le squadre nazionali di mercenari milionari evolva in vera presa di coscienza, spero che la nazionale francese non passi il primo turno. Il loro modo di giocare così male, pur mettendo in mostra uno stile di vita particolarmente nauseabondo, è la prova di una terribile arroganza nei confronti di vari principi etici e morali elementari. Purtroppo, ogni vittoria della squadra francese fa indietreggiare di vari centimetri il pensiero critico in questo paese. Non mi piace lo sviluppo del totalitarismo sportivo. Abbiamo appena finito con il Rolland Garros, il Mondiale ne prende il posto e in seguito avremo il Tour de France. Il sistema pensionistico potrà così essere distrutto nel più assoluto silenzio…

(…)

La sua tesi contesta l’idea del calcio o dello sport in generale come semplice riflesso della società con la sua quota di violenza.

In effetti, gran parte di coloro che difendono lo sport e il calcio li sdoganano conferendogli un semplice effetto di specchio di una società violenta. “Non si può chiedere al calcio di essere meno violento della società”. A mio avviso, non ne è solo il riflesso; il calcio è ugualmente produttore di violenze sociali, generatore di nuove violenze. Impone un modello di darwinismo sociale. Questo è dovuto alla sua stessa struttura: il calcio è organizzato in una logica di competizione e di confronto. Mandare in onda questo spettacolo con attori super pagati, di fronte a lavoratori con il salario minimo (SMIC) e a disoccupati, è pure una forma di violenza. Una logica contraddittoria si fa d’altronde strada. Da una parte, i tifosi hanno coscienza del fatto che gli sportivi guadagnano somme folli rispetto al nulla che producono, ma, dall’altra parte, in una sete d’identificazione legata alla loro miseria, c’è un’impossibilità a non “sognare” di fronte a questa merce vivente che dimostra che ci si può arrivare in cima alla scala.

Un’altra immagine del calcio gli attribuisce un ruolo di uscita dai nazionalismi e dalle guerre

La simbolizzazione della guerra non esiste negli stadi, la guerra è presente. Il calcio esacerba le tensioni nazionaliste e suscita emozioni patriottiche di una volgarità e di un’assurdità lampanti. Rifiuto l’idea di un processo di civilizzazione. Lo sport provoca una forma di violenza diversa, meno evidente di una bomba, ma non partecipa assolutamente a un arretramento della violenza. Molti colpi di spillo al posto di un gran colpo di spada.

Lei rimpiange l’allineamento della sinistra ai valori della destra legati dallo sport d’élite. In cosa consiste?

Lo sport è innegabilmente politica. A questo titolo genera valori politici. È interessante cercare di capire se questi valori sono di destra o di sinistra. Mi sembra che la sinistra abbia rotto con i suoi valori per allinearsi al modello della destra fondato sui principi di redditività, gerarchia e competizione. Vedere Marie-George Buffet (segretaria del Partito Comunista Francese – PCF NdT) denunciare il calcio-spettacolo e ritrovarla nella finale di coppa del mondo ’98 che indossa la maglia della nazionale e grida incoraggiamenti alla squadra francese, è abbastanza schizofrenico. C’è una sconfitta politica della sinistra di fronte alla strategia di sviluppo capitalistico sviluppata dallo sport di punta attraverso le multinazionali private che lo organizzano, come la FIFA, l’UEFA e il CIO. L’esempio dell’attribuzione dell’Euro 2016 alla Francia colpisce. A sinistra, i Verdi e il PCF hanno firmato una lettera di sostegno alla Federazione francese di calcio. Attraverso questo atto, hanno fornito un assegno in bianco ad ogni forma di dilapidazione di denaro pubblico. In tempo di crisi, come può la sinistra non essere sensibile all’attribuzione di una somma di 1,7 miliardi di euro per il rinnovo degli stadi? Sembra incredibile che siano delle multinazionali private a decidere quello che uno Stato deve fare in materia di politica economica.

*Fabien Ollier, filosofo, è direttore della rivista Quel sport? Ha pubblicato un gran numero di opere che partecipano alla critica radicale dello sport, tra cui in particolare L'Intégrisme du football nel 2002, Footmania nel 2007, Le Livre noir des J.O. de Pékin nel 2008. A qualche giorno dall’apertura della Coppa del mondo di calcio, Fabien Ollier prepara un inventario senza concessioni di questa grande massa planetaria diretta dalla “onnipotente multinazionale privata della FIFA”. Questo testo, tradotto dal francese dalla redazione di Solidarietà, è un’ampia parte di un’intervista apparsa sul quotidiano Le Monde giovedì 10 giugno 2010 a cura di Anthony Hernandez.

 

 
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