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Il rissunto della testimonianza di François Iselin al processo di Torino

Amianto: le responsabilità di Eternit e di Schmidheiny

Nell’ambito del processo contro Eternit, lo scorso 24 maggio il tribunale di Torino ha sentito, in qualità di testimone, François Iselin, esperto in materia di amianto ed animatore del CAOVA (comité d’aide et d’orientation des victimes de l’amiante - http://caova.ch/). Pubblichiamo qui la traduzione degli appunti.
Già nel gennaio 1997, il CAOVA aveva portato la sua testimonianza e fornito parecchi documenti sull'affare Eternit alla polizia giudiziaria di Torino che l'aveva convocato. Queste informazioni, il CAOVA le teneva conservate nei suoi archivi a partire dal 1982, testimonianze raccolte presso le vittime o i loro parenti in Svizzera, soprattutto grazie allo spoglio dei documenti di Eternit, in particolare il suo giornale d'impresa per le fabbriche di Niederurnen e di Payerne. Questa lettura ha permesso di identificare più di 6’000 lavoratori di Eternit Suisse e con ciò di stabilire delle statistiche affidabili sulla loro origine, il loro stato di salute, la loro occupazione ecc. Infatti queste informazioni, come tante altre, vengono tenute segrete dalla multinazionale Eternit, di cui un giornalista aveva detto che era "la più segreta al mondo".
Il 24 maggio 2010, François Iselin, sperto del CAOVA venne citato a testimoniare dal Ministero pubblico al Palazzo di giustizia di Torino. Le domande del procuratore hanno cercato di far luce sulle pratiche industriali di Eternit, cioè la protezione della salute dei lavoratori, l'informazione sui rischi dell'amianto, il tonnellaggio di amianto utilizzato nel corso degli anni, la conoscenza dei rischi da parte della direzione di Eternit. Al testimone è stato chiesto che tutte le informazioni che forniva venissero datate con precisione. Infatti la cronologia di questi dati è essenziale per determinare la responsabilità degli accusati, Stephan Schmidheiny e Jean-Louis de Cartier de Marchienne, responsabili di Eternit Italia.
Quello che pubblichiamo è il riassunto approssimativo dei temi toccati durante l'audizione e delle risposte alle domande poste dal sostituto del procuratore Raffaele Guariniello.


I. A proposito della pratica produttivista di Eternit

Visto l'impatto e il numero di pubblicazioni scientifiche concernenti il rischio di malattie tra cui i cancri polmonari in persone che inalano l'amianto e la legittima curiosità di Eternit che sfruttava, trasformava e distribuiva l'amianto, non sussiste più il minimo dubbio sul fatto che la direzione di Eternit conosceva questi rischi, e questo almeno dal 1950, anno in cui la relazione tra cancro polmonare e amianto divenne incontestabile.
Ciononostante, verso il 1962 i rischi di asbestosi, di placche pleurali e di cancro polmonare sono cresciuti drammaticamente attraverso la conferma che l'amianto produceva un'altra malattia, il mesotelioma, cioè un cancro della pleura, del peritoneo o del pericardio. L'evidenza della relazione tra mesotelioma e inalazione di amianto viene allora universalmente riconosciuta.
Questo cancro, per nulla legato al tabagismo, è incurabile, ma non si manifestava che parecchi decenni dopo l'esposizione della vittima. Le sue numerose vittime, per lo più pensionate, hanno potuto essere ignorate dallestatistiche e dai media, come è stato d’altronde il caso anche per le vittime dei cancri polmonari causati dal tabagismo, compreso quello passivo.
Di fronte al susseguirsi di scoperte sulla nocività dell'amianto, questa fibra venne quindi considerata una sostanza tossica e cancerogena. Eternit si trovò confrontata con la seguente alternativa: o eliminare immediatamente l'amianto dai suoi prodotti - ciò che finì col fare senza difficoltà a partire dal 1980 - oppure dare la priorità ai profitti che le procuravano il tandem amianto-cemento, negandone e relativizzandone i rischi con tutti i mezzi e il più a lungo possibile.
È quest’ultimo l'orientamento che scelse la multinazionale Eternit a partire dalla metà del secolo scorso, il che le permise di prolungare l'estrazione, la fabbricazione e la vendita di amianto-cemento per quasi mezzo secolo fin che alla fine venne proibito. L’eccezionale redditività del mercato dell'amianto-cemento, che ha reso miliardari i due fratelli Schmidheiny (uno forniva l'amianto, l'altro il cemento) può spiegare l'accanimento dei due fratelli a proseguire il loro affare ad ogni costo.
Non solo Eternit ha continuato ha continuato a smaltire la sua produzione, ma l'ha notevolmente aumentata, come se, prevedendo la fine dell'amianto-cemento, volesse approfittarne al massimo. In Svizzera, patria di Eternit, la produzione è stata raddoppiata tra il 1962 e il 1994. In più, Eternit non ha esitato ad aprire nuove fabbriche di amianto-cemento, specialmente nei paesi poveri. Questa colpevole scelta ha avuto come conseguenza un'esplosione del numero delle vittime dell'amianto nelle regioni del mondo nelle quali Eternit si è istallata. Questa "catastrofe sanitaria", che è lungi dall'essere terminata, è stata occultata durante molti anni fino a che i cancri della pleura e dei polmoni dei salariati di Eternit deceduti vennero contabilizzati, ciò che il CAOVA ha cercato di fare in mancanza di ricerche ufficiali.
Forse, un giorno, gli storici spiegheranno come sia stato possibile a un gruppetto di capi d'impresa di sfruttare, trasformare e mettere sul mercato la loro merce cancerogena, e questo in regimi democratici, in stati responsabili della protezione della salute delle loro popolazioni, con la benedizione di organizzazioni internazionali come l'OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) e l'OMS (Organizzazione Mondiale della Salute) che si supponeva difendessero le condizioni di lavoro, rispettivamente la prevenzione della salute.

II. Come sfruttare l'amianto il più a lungo possibile

Per proseguire durante decenni i suoi affari, malgrado i rischi dichiarati e la moltiplicazione del numero dei malati e dei decessi in seguito a esposizione all'amianto, Eternit ha costruito un arsenale mediatico per proteggersi dagli scienziati, dai media, dagli eletti e dall'opinione pubblica.
Per quel che concerne i propri salariati, Eternit non aveva nulla da temere. Posti sotto il controllo di una direzione paternalista che brandisce a volte il "bastone” del licenziamento, della denuncia, della retrocessione nella gerarchia lavorativa, a volte la "carota" di un'ipotetica promozione, di una partecipazione all'innovazione, alla squadra sportiva dell’azienda o all'organizzazione di festeggiamenti…
I media non si arrischiano più ad avvicinarsi ai cancelli delle fabbriche e i sindacati indipendenti finiscono per abbassare le braccia di fronte a lavoratori illusi dalle arringhe paternaliste. Le organizzazioni di difesa dei lavoratori vengono spiate e i sindacati sono proscritti. Lettere confidenziali di Stephan Schmidheiny al suo complice italiano Luigi Giannitrapani illustrano con quale ardore diede la caccia al sindacalista Charles Levinson colpevole di voler proteggere la salute dei lavoratori. L'organizzazione dei lavoratori e le minacce di proibizione dell'amianto erano divenute un incubo per i fratelli Schmidheiny.
Solo degli ingenui possono ancora credere alla trasparenza della multinazionale Eternit. Di fatto, essa ha sempre mentito e, affinché queste menzogne restassero segrete, funzionava sulla base di un doppia struttura organizzativa, una segreta e una ufficiale.
È in questo modo che Stephan Schmidheiny controllava SPA (Italia). Stephan aveva un "complice" nel consiglio di amministrazione: il signor Luigi Giannitrapani, amministratore delegato di Eternit a Genova, al quale scriveva lettere segrete, non concernenti l'amministrazione corrente dell'impresa, ma relative alle questioni essenziali per il futuro dell'azienda. Ed è così che si inquieta delle conseguenze della proibizione dell'amianto in Svezia, della mobilitazione dei lavoratori italiani prevista nel 1978, e del fatto che sarebbero stati informati da Charles Levinson, organizzatore di riunioni sindacali che disturbavano Eternit; così come lo rendeva inquieto lo sciopero dei lavoratori di Eternit che aveva avuto luogo in Turchia. Una fitta corrispondenza tra Stephan Schmidehiny e il suo complice venne ritrovata per caso in una fabbrica italiana.
È dunque di fronte all'opinione pubblica, agli imprenditori-consumatori di amianto-cemento, di fronte a coloro che devono prendere le decisioni come gli architetti e gli ingegneri, di fronte alle amministrazioni pubbliche, grandi consumatrici di prodotti Eternit, è di fronte a tutti costore che la multinazionale innalzerà il suo arsenale difensivo. Questa guerra per il mantenimento dell'amianto-cemento durerà in Europa dagli anni 1950-60 fino agli anni 1980-90. Ma prosegue e si intensifica altrove. Ecco l'inventario delle armi difensive utilizzate successivamente da Eternit:

1. “L'amianto può essere utilizzato senza rischi"

La prima arma utilizzata è stata quella di propagare l'idea che l'amianto può essere utilizzato senza rischi ricorrendo ad alcune misure di sicurezza, tra cui la pulizia dei luoghi di lavoro, la ventilazione dei luoghi a rischio, l'utilizzo di nuovi strumenti per la lavorazione dell'amianto-cemento che disperdono meno fibre ecc.
L'arma dell' "uso controllato dell'amianto" è stata inventata dal suo maggior esportatore e promotore, il Quebec. Fu la prima menzogna propagata durante le conferenze sull'amianto organizzate dell' OIL; la seconda fu di affermare che le fibre di sostituzione erano ancora più pericolose…
Eppure, una semplice osservazione delle miniere di amianto, delle fabbriche di amianto-cemento, dei cantieri nei quali veniva manipolato sarebbe bastato per denunciare l'illusione di un "uso controllato". Come si fa a controllare le onnipresenti nuvole invisibili e inodori di fibre microscopiche? Di fronte a questo discorso tendente a tranquillizzare, i tossicologi hanno subito replicato in modo perentorio: "la sola precauzione è la proibizione".

2."Basta rimanere al disotto di una certa concentrazione massima"

Per pretendere che l'amianto possa venir utilizzato in modo sicuro, Eternit si è servita di presupposte misure di concentrazione dell’amianto sui luoghi di lavoro. Non bisognava oltrepassare un certo numero di fibre per volume d'aria. Queste concentrazioni massime ammissibili sono state continuamente riviste al ribasso, al punto che si è finito per affermare che, in realtà non esisteva una soglia minima: "Una sola fibra di amianto inalata può provocare un cancro".
A questo scopo Eternit ha creato il suo settore Amiantus, che avrebbe dovuto servire a diminuire i rischi sanitari sui luoghi di lavoro. Le misure di concentrazione di amianto fatte da Amiantus si sono rivelate totalmente inutilizzabili.
Questo tentativo di Eternit di parare agli inconvenienti dell'amianto soffriva di una serie di difetti che curiosamente son "sfuggiti" alle istituzioni di salute pubblica.
- Aminatus non era indipendente, requisito di qualsiasi esperto incaricato della protezione della salute pubblica.
- Le rare misurazioni effettuate nelle fabbriche svizzere non erano che puntuali e locali. La pratica delle misurazioni insegnava che le concentrazioni di amianto variano continuamente da un momento e da un luogo all'altro.
Le "folate" di amianto sono frequenti, imprevedibili e spesso inspiegabili.
- L'esposizione dei lavoratori non si limitava al posto di lavoro. Il posto dove abitavano poteva essere altrettanto pericoloso sia per loro che per le loro famiglie. Infatti durante lungo tempo i vestiti di lavoro pieni di amianto, i resti e i sacchi di amianto offerti generosamente dal datore di lavoro propagavano le fibre al di fuori della fabbrica. La proporzione di mesoteliomi causati dall'esposizione domestica, ambientale e paraprofessionale è considerevole.
- Per misurare le dosi di amianto inalate dai lavoratori sarebbe stato necessario che essi portassero in permanenza una maschera respiratoria munita di un detettore di particelle del tipo FAM (Fibrus aerosol monitor). Ma non solo questo genere di dosimetri di fibre di amianto non esiste, ma sarebbe anche stato impossibile da portare: un simile equipaggiamento avrebbe reso impossibile ogni attività lavorativa. A differenza dell'esposizione alle radiazioni nucleari , di cui è possibile registrare la dose ricevuta tramite un dosimetro individuale, portato da ogni lavoratore, nel caso dell'amianto, questo genere di dosimetria si rivela illusorio.
- Per cui, le sedicenti misurazioni di concentrazione di fibre nell'aria respirabile che vengono inalate dal personale - comprese quelle che noi abbiamo effettuato presso Eternit Payerne - sono inutilizzabili perché non vengono fatte in modo continuo, in più punti diversi della fabbrica, compresa la mensa, il bar e il luogo di domicilio dei lavoratori.
- Persino nel caso in cui queste misurazioni fossero state fatte correttamente, i tassi misurati, anche se inferiori alla norma, erano lo stesso suscettibili di provocare dei cancri. Come si diceva negli ambienti scientifici, nel caso dell'amianto non esistono valori-limite.
- Sottolineiamo infine che Eternit, mettendo in commercio un prodotto pericoloso, doveva assicurarsi che chi lo utilizzava non fosse minacciato. Era il caso per i consumatori di contenitori, cassette, sedili, vasche di amianto-cemento, per gli scolari in baracche provvisorie ed, evidentemente, per le persone attive in ambiti professionali - costruzioni e genio civile in particolare - dove questo prodotte viene utilizzato.

3. “L'amianto è insostituibile"

La seconda arma utilizzata da Eternit consisteva nel pretendere che l'amianto "fibra magica" fosse insostituibile.
La liste delle fibre sostitutive venne pubblicata verso gli anni 1970-80. Il sisal-cemento veniva già prodotto da Eternit in America centrale. Inoltre, a questa affermazione fallace, i costruttori avrebbero potuto rispondere che l'amianto-cemento, fragile, non riciclabile e divoratore di energia grigia, non doveva necessariamente venir sostituito.
Eternit ha dovuto riconoscere l'inanità del suo slogan dopo che i suoi prodotti senza amianto si sono rivelati ben migliori dei predecessori. Resta il fatto che sussistono dubbi sull'opportunità ecologica di qualsiasi tipo di fibra-cemento.

4."La sostituzione dell'amianto sarà laboriosa"

Un'altra arma consisteva nel propagare l'idea che di fronte ai rischi dell'amianto fosse certo necessario trovare delle fibre sostitutive, ma che ciò avrebbe richiesta parecchio tempo. Questa sedicente ricerca di fibre alternative (dette "nuove tecnologie" o NT) ha permesso alla multinazionale di prolungare ancora l'uso dell'amianto per almeno una decina d'anni.
L'amianto ha effettivamente delle proprietà particolari. D’altronde è il caso per ogni materiale! Pretendere di cercare tra le fibre l'amianto che non fosse amianto rientra nel campo del puro inganno. Il poco impegno nel cercare e trovare fibre di sostituzione veniva in più giustificata con il fatto che avrebbero potuto essere ancora più tossiche dell'amianto!

5. "Malgrado la sua proibizione, l'amianto non può essere abbandonato"

Al momento della proibizione dell'amianto da parte dello Stato svizzero alla fine del 1989, Eternit ha preteso che non poteva farne a meno.
Così è stata autorizzata dallo Stato a trasgredire la proibizione e a proseguirne l'utilizzazione per 4 anni. Ma questa deroga ne ha chiamate altre e l'amianto è ancora utilizzato in Svizzera nel 2010 da parecchie imprese la cui attività resta confidenziale.

6. "Sono i fiocchi di amianto ad essere pericolosi"

Se i rischi di cancro dell'amianto sono provati scientificamente a partire dagli anni 50, la scoperta di questi rischi da parte della popolazione dei paesi industrializzati francofoni non inizia che con gli anni ‘70. Sono gli allarmi suscitati da Amisol, da Ferrodo, dell'Università di Jussieu che provocheranno le campagne di informazione sui pericoli dell'amianto, occultati durante così tanto tempo sia dai poteri pubblici che privati. La lenta sensibilizzazione delle popolazioni sui pericoli dell'uso dei fiocchi di amianto è stata utilizzata da Eternit per prolungare la sua produzione. La sua argomentazione, allora, era che non solo Eternit non usava fiocchi di amianto puro, ma che il suo amianto, essendo integrato al cemento, non presentava pericoli. Questa nuova menzogna colpevole è stata una volta di più contraddetta dagli scienziati.
Siccome Eternit usava la quasi totalità dell'amianto importato in Svizzera, i fiocchi, per quando pericolosi potessero essere, erano in quantità ridotta. Se in Svizzera si contavano 4’000 edifici trattati con i fiocchi di amianto, gli edifici provvisti di Eternit, di Pical o di Gea si contano a centinaia di migliaia. Inoltre, se i lavori con i fiocchi di amianto erano particolarmente pericolosi, essi erano in numero limitato, mentre l'impiego dell'amianto-cemento, che provocava la dispersione delle fibre, avveniva praticamente in tutti i cantieri edili e del genio civile.
Inoltre è stato dimostrato che, se da un canto le fibre all'interno delle placche di Eternit erano effettivamente immerse nel cemento, quelle in superficie, pur non essendo visibili, potevano disperdersi nell'aria respirabile a seguito del più minimo attrito o erosione. Sottolineiamo infine che, malgrado gli statistici siano silenti su questo argomento, la maggioranza delle vittime di cancro dell'amianto hanno lavorato l'amianto-cemento più di ogni altro prodotto amiantato.

III. La falsa liquidazione dell'amianto-cemento.

Come sua abitudine, forzata a liquidare l'amianto, Eternit ha privilegiato i suoi interessi finanziari di fronte agli interessi della collettività. Questa dimissione davanti ai danni causati dalla multinazionale è tipica degli inquinatori non paganti. Ma nel caso di Eternit, non è soltanto la polluzione dei suoi siti industriali, delle sue fabbriche, dei corsi d'acqua, delle discariche di scarti di amianto-cemento, ma la contaminazione di decine, di centinaia, di migliaia di salariati tutti minacciati di morte prematura. La sua sola prevenzione è consistita nel prevedere un calo dei profitti.

1.Salvare gli affari, la marca e i profitti…

L'arsenale degli inganni che permettevano a Eternit di prolungare il suo commercio si esauriva sotto i colpi degli scandali, e la sostituzione dell'amianto - chiamata pomposamente "Nuova Tecnologia" - si impose. Di fronte alla mobilitazione dei sindacati e la campagna dei media informati da alcuni scienziati impegnati, Eternit doveva uscire ad ogni costo dal vicolo cieco.
La sua priorità fu di salvare il suo marchio di fabbrica, le sue fabbriche, i suoi centri di distribuzione e il suo personale. A questo scopo, dopo aver creato Amiantus per rimettere a posto le cose nella produzione dell'amianto-cemento, fondò Amindus per preparare la sua sostituzione con "fibre-cemento". La necessità di iniziare un processo di sostituzione fu descritta non come il fallimento dell'amianto-cemento, ma come la volontà dell'impresa di innovare per vendere meglio.
Di fatto, questa sedicente NT era una vecchia ricetta che Eternit aveva a suo tempo discreditato. Materiali in fibra-cemento costituiti di cemento e di cellulosa venivano fabbricati in Svizzera ben prima che non fossero assorbiti e soppressi da Eternit. Inoltre, delle NT esistevano ben prima che Eternit decidesse di sostituirli: i materiali di copertura opaca o trasparente, i contenitori, le condotte in materia plastica leggere e riciclabili, foglie metalliche ondulate o a coste e termolaccate, i vetri smaltati detronizzavano l'Eternit ben prima che fossero diventate "NT".
Il mercato di Eternit si riduceva non solo perché l'amianto l'aveva discreditato, ma perché il cemento micro-armato, quali che ne fossero le fibre, era stato sorpassato dal vetro, dalle plastiche, dai metalli, tutti riciclabili, in molti casi più resistenti, più durevoli…
È `molto probabile che Stephan Schmidheiny abbia preso coscienza del doppio fallimento dell'amianto e del cemento micro-armato. Sono probabilmente questi insuccessi che lo spinsero a dimissionare dalla multinazionale Eternit per fondarne una nuova, "ecologica", centratasu altre risorse più "promettenti" dell'amianto, come l'acqua, le foreste, i legni esotici, i prodotti agricoli, le energie rinnovabili, le opere d'arte…

2.Trascurare l’inquinamento da amianto-cemento

In un secolo in Europa, e per decenni altrove, Eternit ha disperso montagne di amianto nelle città e nelle campagne sotto forma di placche rigide e di cartoni friabili. La prima misura che Eternit avrebbe dovuto prendere sarebbe stata quella di “richiamare" questi prodotti nelle fabbriche perché potessero venir ritrattati, come fa qualsiasi fabbricante di un prodotto pericoloso o difettoso. Una frazione dei miliardi accumulati indebitamente dalla famiglia Schmidheiny a partire dagli anni ‘50 avrebbe dovuto essere utilizzato per finanziare lo smontaggio, l'evacuazione e la decontaminazione dei tetti e delle facciate in amianto-cemento, il disamiantamento delle costruzioni, la sostituzione dell'Eternit, del Pical, del Gea ecc. e l'eliminazione degli scarti. Ora, non solo niente è stato fatto, ma Eternit continua a lasciar intendere che i suoi prodotti amiantati sono inoffensivi!

3. Abbandonare i contaminati, i malati e i morti…

La dimissione di Eternit di fronte alle proprie vittime è stata qualificata come "mancata assistenza a persona in pericolo". Tutti i lavoratori di Eternit nel mondo, compresa la direzione e lo stesso Stephan Schmidheiny, hanno dell'amianto nelle vie respiratorie. Quindi sono in pericolo e avrebbero dovuto imperativamente venir informati dei rischi e seguiti medicalmente. Ora Eternit non ha fatto niente. Mentre la multinazionale detiene le cartelle personali e mediche di ciascun suo impiegato nel mondo, nessuno di essi è stato informato dei rischi né durante la sua carriera professionale, né dopo. Il solo "contributo" di Eternit è stato di promettere un indennizzo in caso di malattia o di decesso…a condizione che la vittima o i suoi parenti rinunciassero a intraprendere le vie legali.

IV. Il ruolo determinante di Stephan Schmidheiny

Direttore della multinazionale tra il 1975 e il 1990, egli ha giocato un ruolo cruciale nel corso del periodo compreso tra la presa di conoscenza dei rischi dell'amianto e il suo abbandono. Deteneva tutte le informazioni e i mezzi umani e tecnologici per abbandonare l'amianto di cui ha confessato di conoscere i rischi mortali sin dal 1965.
Sotto la direzione di S. Schmidheiny, più di un terzo di tutto l'amianto importato è entrato in Svizzera. L'uso dei fiocchi di amianto è cessato nel 1973; è quindi più che probabile che questo tonnellaggio fosse riservato a Eternit.
Per sbarazzarsi della cattiva pubblicità del mortale amianto-cemento, e del danno alla immagine personale, Stephan Schmidheiny dimissiona nel 1990 e "vende" Eternit a suo fratello Thomas, che a sua volta la "rivende" nel 2003. Detto questo, quale che sia il nome dell'impresa e del suo proprietario, l'impero Eternit resta quello che è stato sin dal 1920: stessi segreti, stessi trucchi, stessa cupidigia.
Rimane il fatto che anche nel caso in cui l'amianto degli Schmidheiny venisse eliminato dalla fabbriche, dagli edifici, dalle discariche selvagge, esso rimane nei polmoni di decine di migliaia di persone che inevitabilmente ne moriranno. E` per questo che la catastrofe provocata da Eternit è lungi dall'essere stata superata.

Una versione di questo articolo completa dei riferimenti pubblicitari, mediatici e bibliografici è a disposizione di coloro che ne faranno richiesta rivolgendosi al CAOVA.

 

 
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