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Ombre sul capitalismo europeo
I contraccolpi della crisi
di Charles-André Udry
Sul numero 5 della rivista La brèche (1), scrivevamo: "Un rallentamento profondo colpisce le più grandi economie capitaliste, si moltiplicano così tutti gli elementi di retroazione tra tutti i fattori motore di una crisi storica" (marzo 2009). Tutto questo trova ora conferma nel giugno 2010. La presente crisi della zona euro si iscrive nella continuità di quella scoppiata negli Stati uniti nel 2007. Ogni crisi di soprapproduzione e sovraccumulazione capitalistica è innescato da un detonatore particolare. All’inizio si è trattato di una crisi di soprapproduzione del settore immobiliare e di quello automobilistico. Era stata contenuta con un’iniezione massiccia di crediti: i crediti subprime (crediti ipotecari a rischio) e i prestiti all'acquisto di automobili (settore che soffre di sovracapacità). A questo si sono aggiunte l'insieme delle operazioni speculative a credito che avevano per oggetto i debiti privati o pubblici o gli acquisti di società (LBO). Infatti, masse enormi di capitali non erano più dirette verso la produzione a causa di un tasso di profitto medio giudicato insufficiente. Una faccia della sovraccumulazione e uno spostamento verso la "finanziarizzazione". Questa iniezione di credito è intrinseca alle necessità di riproduzione del sistema e delle società capitaliste, accentuata dal fatto che la contrazione della massa salariale nel "valore aggiunto" era forte. Il problema dei debiti privati delle economie domestiche e delle società è allora esploso. Questo ha aperto una crisi indicata come finanziaria: banche, assicurazioni, fondi d'investimento finanziari avevano moltiplicato, venduto e acquistato dei prodotti finanziari basati su delle montagne di debiti. Il fallimento della banca Lehman Brothers, il 15 settembre 2008, ha agito come un cerino in un fienile. Le banche centrali (la FED americana ai primi ranghi, ma anche quelle Gran Bretagna,Francia, Germania,Svizzera) hanno dovuto rimpinguare o nazionalizzare banche, assicurazioni e altre istituzioni finanziarie e sovvenzionare settori industriali. Nel 2009, la quasi totalità dei paesi del "centro" sono colpiti da una recessione di un'ampiezza senza precedenti dal 1929, malgrado gli ammortizzatori sociali ancora in azione.
2. Dalla fine del 2009 si profila la crisi del "debito sovrano". E' il risultato della presa a carico da parte dello Stato del sovvenzionamento delle banche, della defiscalizzazione massiccia del capitale e dei redditi molto elevati, della riduzione delle diverse spese (imposte, oneri sociali, …) propria alle recessioni, delle spese legate agli "ammortizzatori sociali" (disoccupazione, assistenza sociale,…) e dei pagamenti degli interessi del debito alla casta di possidenti che lo detengono. La "crisi del debito sovrano" nell'Unione europea rivela la forza economico-politica delle banche che -in molti casi - sono state salvate dal disastro. Escono così dalla fase precedente della crisi ancor più concentrate (fusioni, riprese) e potenti. Anche quando sono passate sotto il controllo diretto dello Stato e dunque del suo bilancio limitato. Nicolas Véron, dell'Istituto Bruegel (Bruxelles), afferma, "I dirigenti politici, compresi quelli francesi e tedeschi, sono solidamente catturati (captured)dall'establishment bancario dei loro paesi" (Wall Street Journal, 4 giugno 2010). In poche parole: il preteso "aiuto" -condizionato- alla Grecia non è altro che l'inizio di un secondo sovvenzionamento massiccio delle banche. Le banche del cuore dell'Europa sono sovraesposte nei debiti - privati e pubblici- della Grecia, del Portogallo e della Spagna. Queste banche hanno ancora nei loro bilanci dei volumi mascherati di prodotti tossici. Il calo dell'euro indebolisce le loro posizioni. Come nel 2007-2008, le banche non si fidano l'una dell'altra: che parte di debito sovrano detiene la mia concorrente? Di cui un duplice processo: 1° più miliardi depositati a corto termine presso la Banca centrale europea (BCE), fatto che riflette la compressione dei prestiti interbancari; 2° vendite massicce di titoli pubblici che fanno crollare i corsi e aumentano i tassi di interesse, fatto che appesantisce il costo del debito e dunque il deficit! La retroazione è in marcia.
3. Le banche e l'oligarchia detentrice del debito dettano una politica di austerità massiccia contro i salariati d'Europa, che mira a mettere in ginocchio quello che resta del movimento operaio storico - malgrado i suoi grandi limiti - dei paesi europei. Lo "Stato sociale" - protezione sociale e servizi pubblici - è l'obiettivo. L'attacco contro i redditi dei salariati del pubblico - come la riduzione dei loro effettivi- serve da grimaldello per lanciare una nuova offensiva contro il privato. Può così appoggiarsi sull'aumento della disoccupazione e del precariato. Per una volta, i governi sviluppano una politica di convergenza europea: quella di una disinflazione competitiva…in tutti i paesi dell'UE! Di che provocare una depressione! Con, come conseguenza, rapporto debito/PIL che peggiorerà, dato che il numeratore (il debito) aumenterà e il denominatore (il PIL) diminuirà. Questa crisi è solo agli inizi. A questo ritmo la recessione durerà.
4. La crisi strutturale della zona euro come entità costituita rivela le relazioni di subordinazione tra il nocciolo duro al centro (la Germania e il suo hinterland, innanzitutto) e i paesi della periferia (Grecia, Portogallo, Spagna), ma anche paesi fuori dalla zona euro: Romania, Polonia, Paesi Baltici, Ungheria. Il capitalismo tedesco afferma la sua competitività utilizzando la sua struttura produttiva e la compressione dei costi salariali. E' dunque trascinato dalle esportazioni. Reinveste il suo surplus (bilancia commerciale) nei paesi della periferia dell'UE e in Brasile e Asia. Le sue banche e assicurazioni - come quelle francesi - sono ai primi posti nell'esposizione dei creditori nei confronti di Spagna, Italia, Grecia, Portogallo e Irlanda. Ecco uno degli elementi che spiega una parte delle relazioni franco-tedesche! La presa di controllo delle politiche di bilancio e fiscali - in seguito all'accordo di "aiuto" dell’8-9 maggio 2010 deciso da FMI, BCE e ECOFIN (ministri delle finanze) - è legata a delle condizioni brutali: riduzione massiccia dei deficit in tre anni. La Germania assicura il grosso della garanzia dell'UE. Tiene dunque il bastone insieme al FMI. La BCE può riacquistare i debiti tossici greci e non solo. Entriamo in una fase di guerra del capitale senza precedenti dopo il periodo 1974-1975. All'ordine del giorno, la priorità alle risposte sociali e politiche di fronte all'austerità, quindi al rifiuto delle "condizioni" costruite per aiutare le oligarchie al potere a mettere in ginocchio i salariati dell'Europa.
1. Questo commento è la traduzione (curata dalla redazione di Solidarietà) dell'editoriale del no 5 della rivista La Brèche in uscita in questi giorni. La Brèche è una rivista edita dalle editions Page 2 di Losanna.
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