In poche parole

Consiglio di Stato e sostegno alle università, tutto e il contrario di tutto!

Rispondendo alla consultazione sul “pacchetto di sgravio 27”, relativamente ai tagli al sistema universitario, il Governo ticinese scriveva: «Il taglio dei contributi di base LPSU avrebbe un impatto negativo significativo sulla qualità dell’insegnamento e della ricerca svolti dalle scuole universitarie, minandone la stabilità nel medio lungo termine. (…) Non potendo coprire i minori contributi secondo la LPSU con l’aumento delle tasse, il Cantone Ticino, come altri cantoni, sarebbe chiamato a intervenire direttamente per compensare le minori entrate, con pesanti conseguenze sulle finanze cantonali».
Questa posizione è però cambiata rapidamente. Per finanziare le iniziative sui premi di cassa malati, il Consiglio di Stato propone ora tagli anche al settore universitario: 5,5 milioni l’anno ai contratti di prestazione con l’USI e 1,3 milioni a quelli della SUPSI. Come già fatto dal Consiglio federale, il Governo suggerisce agli istituti di compensare con misure di risparmio o aumentando le rette per studenti stranieri, in una evidente contraddizione rispetto alle posizioni precedenti.
Nel mirino finiscono anche le indennità di stage per ergoterapia e fisioterapia alla SUPSI, abolite per i nuovi studenti dal 2026, con risparmi previsti fino a oltre 1,2 milioni nel 2029. Dal 2027 sarà inoltre eliminato il contributo annuo di 250’000 franchi al DFA/ASP della SUPSI.
Una cosa appare chiara: il taglio ai finanziamenti universitari è ormai entrato stabilmente tra le opzioni politiche del Governo ticinese.

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